Papa Francesco e le donne/ “Sono più forti degli uomini e le uniche capaci di difendere i figli”

Nell’odierna Meditazione Mattutina nella Cappella della Domus Sanctae Marthae, Papa Francesco ha parlato dell’importanza del ruolo delle donne come argine a “certe colonizzazioni culturali”

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Foto LaPresse

L’ODIERNA MEDITAZIONE MATTUTINA DEL PONTEFICE

Un elogio in piena regola della figura della donna, e delle mamme in particolare, è quello che oggi Papa Francesco ha fatto nel corso della messa celebrata nella Cappella della Domus Sanctae Marthae: infatti, il Pontefice ha dedicato l’odierna Meditazione Mattutina al gentil sesso che, a suo dire, ha la capacità di saper resistere “a una colonizzazione culturale e ideologica”, come peraltro testimoniato non solo dalla Bibbia ma anche dalla storia recente del secolo scorso. Infatti, a detta di Jorge Bergoglio, solamente le donna hanno la forza per difendere, grazie al loro coraggio e alla loro tenerezza, la storia di un popolo e quindi, di conseguenza, anche la storia della trasmissione della fede stessa: insomma, sono le mamme le prime depositarie di quel sapere e della memoria che, sin dalla tenera età, preservano i bimbi dalle insidie di quelli che chiama “gli indottrinamenti”.

I PERICOLI DELLA PERDITA DELLA MEMORIA STORICA

Nel corso della sua ultima Meditazione, Papa Francesco è infatti partito dalla sua prima lettura (vale a dire il passo della liturgia dal Libro dei Maccabei) per ricordare come queste “colonizzazioni ideologiche” abbiano, nel corso della storia dell’uomo, sempre lo stesso stile: ovvero, la loro caratteristica precipua, a detta del Santo Padre, è quella di togliere la libertà dato che “la gente non ha così più il diritto di pensare”. Connesso a questo aspetto v’è anche quello relativo alla perdita della memoria: nella sue parole questa perdita è infatti il primo passo verso una pericolosa cancellazione della storia e “non ricordare più”, come se, a detta di Papa Bergoglio, qualcuno si arrogasse il diritto di dire che “la storia incomincia adesso e incomincia da me” anziché con la memoria che è stata precedentemente trasmessa e che, in un colpo solo, verrebbe invece cancellata.

LA DONNA COME ARGINE ALLE “COLONIZZAZIONI CULTURALI”

Insomma, per il Pontefice queste colonizzazioni impongono sempre un “nuovo sistema educativo ai giovani” e per avvalorare il suo discorso punta il dito contro le varie dittature che sono sorte in Europa nel corso del secolo scorso dato che la preoccupazione di chi comandava è sempre stata quella di fare presa sui giovani. “Io non voglio dire i nomi -prosegue Papa Francesco- ma voi li sapete bene i nomi che davano a queste scuole di indottrinamento dei giovani, dove si decostruiva la storia e la memoria di un popolo, cancellando di fatto le differenze”. E proprio questa è stata, a suo dire, la storia di una colonizzazione culturale che “ha sofferto il popolo di Dio”, spesso perseguitato per essersi opposto alla dittature genocide: ed ecco allora che, sempre in riferimento alla vicenda biblica dei fratelli Maccabei, va messa in risalto la figura della mamma e le sue parole rivolte al più piccolo dei suoi figli (“Mostrati degno dei tuoi fratelli, mostrati degno del tuo popolo, abbi memoria e non svenderla!”). Infatti, secondo il Papa, una madre parla in dialetto e nessuna colonizzazione “può vincere il dialetto” dato che quest’ultimo ha radici storiche: le donne quindi sono simbolo di una resistenza dato che “sono più forti degli uomini” e capaci di difendere la storia di un popolo e quindi i loro figli, “trasmettendo la fede”.

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