ROTAZIONE TERRESTRE CAUSA I TERREMOTI?/ Nel 2018 un nuovo maxi sisma, ma nessuno ancora sa dove sarà

- Niccolò Magnani

La rotazione terrestre causa i terremoti? L’ipotesi di due scienziati Usa, “nel 2018 pronto nuovo maxi sisma”: dove, come e quando sarà, le ipotesi e i dubbi

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Oggi sulla Repubblica è stato presentata un’ipotesi che da mesi circola nel mondo scientifico e che riguarda il temibile tema dei terremoti: non solo in Italia ma in tutto il panorama sismico mondiale, il timore di nuovi eventi catastrofici, come quelli tristemente vissuti in questo 2017 tra Italia, Messico, Cile e Filippine, è purtroppo ancora molto alto e vi sarebbe un’ipotesi scientifica che riporta il discorso alla rotazione terrestre. Impercettibili variazioni nella velocità di rotazione della Terra potrebbero innescare periodi di elevata attività sismica, e il prossimo sarebbe alle porte, spiegano due scienziati americani durante il congresso annuale della Geological Society of America. Gli esperti hanno spiegato che la velocità di rotazione dell’asse terrestre è in diminuzione da tempo – ad esempio, 400 milioni di anni fa le giornate duravano 21 ore, e un anno circa 400 giorni – ma questi cambiamenti non vedono grossi interventi diretti sulla vita di tutti i giorni. Gli scienziati Roger Bilham e Rebecca Bendick però ritengono che degli effetti indiretti della rotazione possono eccome modificare le nostre vite, e non poco: «le variazioni di velocità di rotazione del pianeta potrebbero infatti influenzare le dinamiche geologiche della crosta terrestre. E con il tempo l’energia accumulata nelle faglie – i punti di frattura dove hanno origine la maggior parte dei terremoti – potrebbe trovare sfogo dando il via a grandi periodi di sismicità accentuata», si legge su Repubblica.

DOVE SARÀ IL PROSSIMO TERREMOTO?

«L’idea di base non è certamente nuova», ha spiegato a Repubblica Carlo Doglioni, Presidente dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia (INGV). «Anche noi italiani nel 2010 avevamo rilevato una relazione tra le variazioni della lunghezza del giorno e il numero di terremoti, ipotizzando quindi un controllo astronomico della sismicità. Il nuovo studio presenta un’analisi aggiornata, proponendo però una spiegazione geodinamica a mio avviso meno convincente». Non ci sono infatti grandi modelli predittivi sulla possibilità (sia sul dove che sul quando) su nuovi fenomeni sismici futuri: gli scienziati Usa ritengono però che nel 2018 sarebbe pronto un nuovo ciclo intensivo e molto pericoloso di eventi sismici su larga scala. I ricercatori hanno presentato alla conferenza mondiale alcuni “cluster” che registrano gli ultimi elementi sismici di questi anni, paragonandoli con quelli di inizio secolo scorso. «Ci sarebbero dei periodi di circa cinque anni in cui in media si registrano 25-30 grandi eventi sismici, contro i circa 15 di un anno normale. Mettendo in relazione questi risultati con i dati sulla velocità della rotazione terrestre, è emerso quindi il possibile collegamento: circa 5-6 anni dopo un rallentamento accentuato inizierebbero infatti cinque anni di grandi terremoti. Come abbiamo accennato, l’ultimo di questi rallentamenti accentuati è avvenuto più di quattro anni fa, e le sue conseguenze potrebbe iniziare a vedersi già dal prossimo anno», si legge nel focus sul quotidiano romano. Il problema è che, se anche ammettessimo la veridicità di questa ipotesi – e abbiamo visto che l’INGV non lo nega e non lo conferma – resta il grosso problema sul dove potrebbero avvenire i nuovi devastanti terremoti. «Non sapendo dove e quando accadranno non sarebbe facile prendere provvedimenti nell’immediato. Tutto ciò non può far altro che spingerci a uno sforzo maggiore, in termini di ricerca scientifica e prevenzione antisismica degli edifici».



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