SALVO RIINA/ Incontri notturni con pusher e festini: chiesta revisione libertà vigilata a figlio del boss

- Emanuela Longo

Salvo Riina, il figlio del boss morto nei giorni scorsi, di nuovo nei guai: spaccio, incontro con pusher e festini potrebbero costargli caro. Chiesta revisione libertà vigilata.

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Salvo Riina

Sono passati pochi giorni dalla morte di Totò Riina, boss di Cosa Nostra, ma si torna già a parlare del figlio Salvo, attualmente a Padova in stato di libertà vigilata e obbligo di dimora. Un anno fa proprio Salvo aveva fatto discutere con la sua presenza nel programma Porta a Porta, durante il quale aveva presentato il suo libro che avrebbe dovuto rappresentare il riscatto della famiglia. Nonostante questo, come riporta Corriere.it, ora ritorna a far parlare di sé facendosi beccare mentre fa affari con alcuni spacciatori. Secondo gli inquirenti Riina avrebbe avuto circa trenta contatti per la compravendita di cocaina, oltre 270 telefonate a pusher, incontri con spacciatori tunisini e riunioni per festini all’insegna dello sballo totale. È il contenuto di una relazione redatta dagli uomini della Squadra Mobile di Venezia e del Servizio anticrimine con il quale si dimostrerebbe la “pericolosità sociale” del figlio del boss. Alla luce dei nuovi elementi, il Tribunale di sorveglianza potrà decidere se trasformare l’obbligo di dimora a Padova in una restrizione della libertà vigilata o nel trasferimento in “casa di lavoro” in regime di detenzione. Intanto, dopo la morte del padre, il nome di Salvo era emerso anche tra i candidati alla successione del potere fino a quel momento detenuto da Totò Riina.

NUOVI GUAI PER IL FIGLIO DI TOTÒ RIINA

Dopo la morte del padre, Salvo Riina era stato costretto a rientrare frettolosamente a Padova dove da tempo lavora presso una coop, la Diogene, ospite in un appartamento dell’associazione Noi famiglie contro l’emarginazione. A questo appartamento sarebbero giunti gli uomini della Mobile di Venezia dopo aver seguito le malefatte di una banda dedita allo spaccio di droga e banconote false, compresi due tunisini. Uno di loro, Tarek Labidi, lo scorso 13 settembre, di notte, sarebbe stato intercettato sotto la casa di Riina jr mentre varca la soglia del portone. Lo straniero intuisce di essere stato seguito, inghiotte le bustine di cocaina e tranquillizza Salvo con un sms: “Tutto a posto”. Mentre gli inquirenti sulle tracce del figlio del capo dei capi temevano in alcuni contatti mafiosi con parenti siciliani, sarebbero invece trapelate queste nuove verità basate su incontri notturni con spacciatori in orari in cui ci sarebbe l’obbligo di dimora (dalle 22 alle 7 del mattino), dunque con continue violazioni ampiamente documentate. Dopo gli elementi raccolti, Salvo finisce nei guai e dovrà nuovamente presentarsi davanti al giudice per via del suo stile di vita che andrebbe a dimostrare “un elevato disvalore sociale” oltre che “un palese disinteresse nei confronti delle prescrizioni impostegli”. Questo potrebbe forse causare un inasprimento delle misere?



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