Silvia Vegetti Finzi/ “Si sta perdendo il valore della maternità. Molestie? Siamo indulgenti con i maschi…”

- Silvana Palazzo

Silvia Vegetti Finzi lancia l’allarme: “Si sta perdendo il valore della maternità”. E sulle molestie sessuali: “Siamo indulgenti con i figli maschi, vanno cresciuti diversamente”

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(LaPresse)

La questione delle molestie sessuali è un problema psicologico e morale che sta diventando coscienza comune e responsabilità condivisa. Lo ha spiegato Silvia Vegetti Finzi, psicanalista e femminista, al Fatto Quotidiano: “Spero solo che si modifichi il modo con cui le madri crescono i figli maschi, spesso inconsapevoli veicoli di una identità virile predatoria e violenta”. È arrivato allora il momento di stipulare un’alleanza tra sessi per accettare le reciproche differenze. E si deve partire per Vegetti Finzi dall’educazione per abbattere i cliché culturali: “Con i figli maschi siamo molto indulgenti: possono essere disordinati, svogliati, assenti ma sono sempre simpatici. Dalle femmine pretendiamo che stiano composte, aiutino in casa, che siano brave a scuola…”. In occasione invece della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, la psicanalista ha evidenziato i miglioramenti che sono stati registrati: “I più fragili e immaturi reagiscono con la violenza: qualunque aggressore è convinto di difendersi da un pericolo”. C’è però ancora molto da fare, perché molte donne considerano l’abuso del partner un segno d’amore.

MATERNITÀ E LAVORO

Il femminismo ha spronato le donne a realizzarsi a scuola, nel sociale e nella professione. Ma qualcosa è andato perso per Silvia Vegetti Finzi: “Abbiamo trascurato il lato materno, che è altrettanto se non più importante”. Il consiglio è rivolto a chi è già mamma: “Dobbiamo raccontare alle nostre figlie quanto può essere intenso e gratificante divenire madri – ha dichiarato al Fatto Quotidiano – e che si può essere tali non solo partorendo, ma anche in modi simbolici, pensando e agendo maternamente”. Con il suo ultimo libro, L’ospite più atteso, la psicanalista Vegetti Finzi vuole dunque “convincere le giovani donne a considerare per tempo la possibilità di avere un bambino. Non è certo un obbligo, ma un’esperienza viva e profonda che non merita di essere sopraffatta da altre incombenze”. D’altra parte è pur vero che l’andamento dell’occupazione è contrario agli interessi delle donne: “Appena finiti gli studi spendono anni nella ricerca, spesso infruttuosa, di un lavoro adeguato. Quando intorno ai trent’anni sono impegnate a mettere al mondo e crescere i figli, ricevono le poche, ambite proposte di carriera”.

L’INTEGRALISMO DEL “FEMMINILE”

Le donne in politica stanno insistendo sull’importanza del declinare al femminile tutte le cariche e le professioni, quasi fino all’imposizione, ma questa per Silvia Vegetti Finzi è una forma d’integralismo. “Le parole hanno una loro storia e una loro autonomia, cambiano insieme ai costumi, non per decreto. La lingua non si norma con l’imperativo, se cambia è per un convincimento condiviso”, ha spiegato la psicanalista al Fatto Quotidiano. Le femministe hanno combattuto per essere considerate per ciò che sono, non per come appaiono. Oggi invece sembra che molte ragazze l’obiettivo sia mettere in mostra il corpo: “È una regressione, un tentativo di adeguarsi a stereotipi preconfezionati”. E una certa stampa, il gossip, propongono unicamente modelli femminili in cui si valorizza la bellezza del corpo. Bisognerebbe contrapporre alle veline, letterine e soubrette altri modelli. Di certo i tempi sono cambiati dall’Italia bigotta della metà degli anni Cinquanta, quando addirittura i sorridono erano separati per ragazzi e ragazze.

L’AUTONOMIA DELLE DONNE

“La donna che si trucca e che si depila le sopracciglia è una donna che mente!”, era il messaggio che compariva sul cartello affisso negli anni Cinquanta nei bagni delle scuole, al posto degli specchi. Il femminismo si è opposto al paternalismo e all’autoritarismo, facendo dileguare l’oscurantismo degli anni Cinquanta. Silvia Vegetti Finzi può raccontarlo bene perché ha vissuto quegli anni e perché è una femminista. “Stavamo cambiando il mondo e sembrava che tutto potesse accadere”, come ad esempio ribaltare quel senso di subordinazione nei confronti degli uomini. E di subordinazione si poteva parlare anche dal punto di vista professionale per gli psicologi, considerati assistenti dei neuropsichiatri: “Solo grazie all’appoggio del cattedratico Marcello Cesa Bianchi e alle battaglie della nostra categoria, riuscimmo a conquistare l’autonomia”, ha raccontato la psicanalista al Fatto Quotidiano. Ma bisognava anche difendere certe conquiste, come divorzio e aborto: “Le giovani danno ora per scontata la loro autonomia. Ma nulla è per sempre e occorre resistere per non retrocedere, non considerare ineluttabile ciò che accade. Se non reagiamo noi, nessuno lo farà al nostro posto”.

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