PROFESSORE UMILIA ALUNNA 11ENNE DISABILE/ Non muove un braccio per il tumore, lui la provoca “sei mestruata?”

- Niccolò Magnani

Professore a Milano umilia l’alunna di 11 anni, disabile per un tumore al cervello, per non aver mosso un braccio per suonare uno strumento: “hai le mestruazioni? Muoviti…”

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Aula Insegnanti (LaPresse)

È un professore il protagonista di questa singolare e triste storia che arriva da Milano, in una scuola media dell’hinterland dove mesi fa in classe durante una lezione di musica, il prof chiede alla ragazzina 11enne di suonare uno strumento. Ma lei tentenna, non è sicura e mostra una certa qual insicurezza, quasi ansia: lui allora le urla dietro, «Hai le mestruazioni? Allora sei già in età fertile. Se tu fossi mia figlia ti avrei dato un calcio in c….». Ecco, peccato che quella ragazzina-bimba il braccio faceva fatica a muoverlo perché è reduce da un tumore al cervello e aveva paura che il suo fisico non l’avrebbe retta durante la performance, per di più davanti al giudizio dei compagni – a quell’età è un fattore molto importante e decisivo per ogni normale ragazzo – e a quel professore che non deve spiccare per grande fiducia nei suoi mezzi, oltre che dalla scarsa se non vuota capacità educativa. Per averla insultata, umiliata e lasciata in un bagno di lacrime dopo essere scappata dalla classe, quel professore è stato condannato a due mesi di reclusione (pena sospesa) e a 5mila euro di risarcimento. «Abuso di mezzi di correzione», è la pena inflittagli dal giudice Anna Maria Zamagni, come riporta Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera.

CONDANNATO IN UN PROCESSO CHE POTEVA EVITARE

Ma l’invettiva del professore contro la ragazzina disabile non è finita lì: mentre cercava di dimostrare alla classe l’assoluta necessità di non “accampare” scuse di fronte a proprie fragilità e debolezze, fa anche il fenomeno e cita un’altra compagna di classe, che in piena chemioterapia “ha comunque fatto tutti i compiti, lei sì che aveva un problema serio”. Ecco, per tutto questo il professore di musica è stato condannato: «Parole del docente volgari ed espressive di una particolare aggressività nei confronti della ragazza», gratuite e non certo necessarie all’interno del discorso educativo che il professore ha spiegato voleva proporre ai discenti perché comprendessero il disvalore del non essere preparati», scrive nella sentenza la giudice del Tribunale di Milano. Viene anche riaffermata la totale e necessaria “pratica” da assumere davanti ad un caso del genere: «la condizione della ragazza andava accolta e non schernita, a prescindere dal motivo che aveva determinato il richiamo, e in ogni caso non rivelata a tutti, da un lato palesandola all’intera classe e dall’altro sminuendola quasi fosse una scusa utilizzata per giustificare la propria impreparazione, tanto più in una età nella quale i ragazzi hanno il bisogno di essere accettati». Un ultimo punto fa capire l’assoluta necessità che questo professore rifletta sui propri “metodi educativi”: il processo poteva non esserci, e dunque neanche la condanna (la pena è stata sospesa per le scuse fatte alla ragazzina). Se infatti queste stesse scuse fossero state fatte prima e accettata la pena pecuniaria di 3.750 euro, nulla sarebbe andato avanti: ma lui voleva avere ragione e ha impugnato censurandolo il giudizio della scuola contro il suo comportamento.



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