Violentata e segregata per 10 anni in una baracca/ Lamezia Terme, l’inganno dell’aguzzino alla badante rumena

- Niccolò Magnani

Violentata e segregata per 10 anni in una baracca: Gizzeria (Lamezia Terme), la storia della vittima 29enne “al figlio di 6 anni spiegava come picchiarmi”. Il precedente del 1995

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Segregata e violentata per 10 anni in una baracca

Emergono altri dettagli sulla storia tragica di Guizzerai e provengono da altri racconti fatti dalla donna violentata e segregata per anni nella baracca vicino a Lamezia Terme. Arrivata in Italia dalla Romania con la “promessa” di fare la badante, viene “assunta” da quello che diventerà poi il suo brutale aguzzino, quel Francesco Rosario Aloisio Giordano ora in carcere e accusato di ogni tipo di reato. «Con la scusa di fare da badante alla madre (rivelatasi, in realtà, la sua compagna) la convinse ad andare a vivere da lui. La casa si trovava a Falerna Marina: “Quel viaggio da Lamezia Terme a Falerna fu l’ultimo viaggio sereno della mia vita, non sapendolo mi stavo avviando verso quello che poi in seguito si è rivelato l’inferno”», si legge sul Lametino che in questi giorni sta seguendo da vicino la tragica vicenda di Gizzeria. Il passo dalle violenze alla compagna poi morta, a lei stessa, è stato praticamente immediato: fu la compagna stessa a raccontarle tutto ciò che era costretta a subire da sette lunghi anni: per non farsi scoprire durante le frequenti visite mediche dovute alla chemioterapia, lui cambiava spesso zone del corpo in cui infliggerle i colpi. «Un piano subdolo e preciso, studiato, secondo il racconto, nei minimi dettagli. La 29enne ha spiegato che non appena ha messo piede in quella casa a Falerna, Giordano avrebbe cominciato a trattarla come un oggetto per il suo piacere. Poi, una sera del novembre di dieci anni fa, la costrinse a bere quasi un litro di vino ubriacandola, così che la giovane si svegliò la mattina dopo nuda nel letto, scoprendo un mese dopo di essere rimasta incinta», parole indecenti e testimonianza allucinante per quello che è davvero uno dei casi più raccapriccianti degli ultimi tempi. 

AL FIGLIO DICEVA COME PICCHIARLA

Il racconto fatto dalla badante 29enne di origini rumene è agghiacciante: al momento si ritrova rinchiusa in una comunità protetta, lontano da occhi indiscreti e dal chiacchiericcio della stampa, dopo che è stata liberata in seguito a 10 anni di incubo tra segregazione, violenze, ricatti e una vita completamente rovinata. La storia di Gizzeria fa accapponare la pelle a chiunque se ne sia occupato in questi giorni dopo l’arresto dell’aguzzino-compagno, Aloisio Francesco Rosario Giordano: «uno degli aspetti forse più macabri, sono gli insegnamenti che, come ha spiegato la ragazza, l’uomo impartiva ai figli, in particolare al più grande, che aveva lui come unico punto di riferimento. Giordano costringeva il bambino a picchiare la madre, a sputarle in faccia, ad apostrofarla con epiteti irripetibili per un bambino così piccolo, che solo al gioco e a vivere una vita spensierata dovrebbe pensare». A raccontarlo è il Lametino.it con alcune testimonianze raccolte dagli inquirenti dalle prime parole della donna segregata nella baracca di Gizzeria. Addirittura, nell’ultimo periodo Giordano avrebbe insegnato anche alla piccola figlia di soli tre anni a picchiare la madre: poi anche la bambina sarebbe diventata oggetto di percosse da parte del padre, nonostante la madre e il fratello tentassero di farlo desistere, con il solo risultato di essere picchiati a loro volta.

IL PRECEDENTE DEL 1995

A Pomeriggio 5 si torna a parlare della bruttissima storia di Lamezia Terme dopo che già venerdì scorso (ecco qui il link utile con tutte le novità) la trasmissione di Barbara D’Urso aveva iniziato a raccontare il precedente inquietante e orrendo che lo stesso Aloisio Francesco Rosario Giordano aveva fatto passare ad un’altra ragazza, Maria Rosa, all’epoca dei fatti 23enne. «Per cinque mesi, Maria Rosa, 23 anni, è stata “sequestrata” e per due volte è stata fatta abortire: una a furia di calci e di botte, l’altra, dopo essere stata legata con le mani dietro la schiena, con un bisturi rudimentale e un cucchiaio. Si racconta che l’uomo l’aveva portata a casa sua obbligandola poi a vivere con la propria moglie e i due figlioletti nel comune di Gizzeria, lo stesso in cui qualche giorno fa è stata scoperta la baracca di lamiere e scarti di legno dove si sono verificati gli ultimi abusi», riporta la cronaca di Repubblica Sicilia. L’uomo ora è in carcere e la speranza è che possa rimanerci il giusto possibile per quanto commesso non solo ad una donna (e ai suoi due bambini) ma come possiamo vedere anche ad altri innocenti e drammatiche vite.

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