Carla Caiazzo/ Bruciata dall’ex, 18 anni a Paolo Pietropaolo: Verdi, “no a sconti di pena o permessi premio”

- Dario D'Angelo

Carla Caiazzo: è stata confermata la condanna a 18 anni di carcere per Paolo Pietropaolo, l’uomo che il primo febbraio del 2016 diede fuoco alla sua ex a Napoli

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Carla Caiazzo (foto da Facebook)

Una condanna, quella giunta dal Tribunale di Napoli, pari a 18 anni a carico di Paolo Pietropaolo e preceduta dalle scuse a Carla Caiazzo e al genere femminile. A commentare la sentenza sono stati anche i Verdi il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli e il capogruppo dei Verdi nel Consiglio comunale di Pozzuoli e consigliere metropolitano di Napoli, Paolo Tozzi. Oltre ad essere confermata l’atrocità del gesto compiuto da Pietropaolo, hanno commentato, come riporta La Rampa: “Le conseguenze di quel gesto violento e inaccettabile segneranno per tutta la vita Carla Caiazzo e non vanno via con la conferma della condanna a 18 anni per il suo ex compagno che la incendiò incurante del fatto che fosse anche incinta”, dicono i Verdi. “È importante che ci sia una condanna, anche se, a dire il vero, considerando che era stata messa a rischio la vita di due persone forse sarebbe stata auspicabile anche una pena più severa”, hanno aggiunto. Ora, dopo essere giunta la decisione in Appello a carico dell’uomo, ora si spera che la stessa trovi conferma in Cassazione ma soprattutto senza “sconti di pena o permessi premio” con la speranza che l’imputato possa “scontare tutti gli anni della pena in carcere per riflettere sulla mostruosità commessa”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

SENTENZA IN APPELLO: PIETROPAOLO CONDANNATO A 18 ANNI

Si è reso protagonista di un accorato appello di fronte ai giudici, ha chiesto scusa a Carla Caiazzo, alla famiglia e a tutto il genere femminile, ma Paolo Pietropaolo non è riuscito ad evitare la conferma della condanna a 18 anni di carcere per aver dato fuoco all’ex fidanzata, a Napoli, il primo febbraio del 2016. Accolta, come riportato da Il Corriere del Mezzogiorno, la richiesta del sostituto procuratore generale Stefania Buda che aveva appunto richiesto che la condanna in primo grado venisse confermata. Pietropaolo è stato riconosciuto colpevole di tentativo di omicidio, stalking e procurato aborto. Sì, perché all’epoca dell’aggressione, Carla Caiazzo era incinta dell’ottavo mese: la bambina venne fatta partorire d’urgenza e adesso sta bene. Meno bene sta la mamma, che ieri non era presente in aula e non ha potuto assistere alla lettura della sentenza emessa dalla V sezione della Corte d’Appello, presieduta da Maurizio Stanziola, dopo due ore di camera di consiglio. Pochi giorni fa, infatti, ha subito il 53esimo intervento di chirurgia per ricostruire ciò che il suo ex ha bruciato.

CARLA CAIAZZO, LE SCUSE DI PIETROPAOLO

A nulla, dunque, sono servite le scuse di Paolo Pietropaolo a Carla Caiazzo, informata dal suo legale Maurizio Zuccaro, che ha fatto sapere:”L’ho riferito a Carla. Mi ha detto che è un gesto che non merita commenti“. Dopo la lettura della sentenza è stato lo stesso avvocato ad esprimere i sentimenti ambigui provati in questo momento:”Carla era serena, sapeva che i giudici avrebbero confermato la condanna. Da un lato sono felice per questa sentenza, significa che esiste una giustizia, anche processuale. Ma sono anche triste perché vorrei che non ci fossero più processi per femminicidi”. D’altra parte l’avvocato Gennaro Razzino, legale di Pietropaolo, all’Ansa ha ammesso una certa insoddisfazione per la decisione presa dei giudici, lasciando intendere che la partita potrebbe non essere finita in Appello:”Mi aspettavo un trattamento meno severo, che potesse essere riformata la pena. Leggerò la motivazione per poi valutare se presentare ricorso in Cassazione“.

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