Alzheimer trasmesso con il sangue?/ La proteina beta-amiloide alla base della sconvolgente ipotesi: lo studio

- Emanuela Longo

Alzheimer trasmesso con il sangue? Per la prima volta una ricerca lancia la sconvolgente ipotesi che vede imputata la proteina beta-amiloide: la ricerca canadese.

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Anche l’Alzheimer potrebbe essere trasmesso attraverso il sangue di una persona affetta dalla malattia? E’ questo il dubbio sollevato per la prima volta da una ricerca che trova spazio su Molecular Psychiatry e che aprirebbe a nuovi scenari in merito alla malattia neurodegenerativa in grado di portare alla demenza ed alla perdita della memoria e delle funzioni cognitive. Secondo lo studio condotto, come rivela Quotidiano Sanità, a scaturire il sospetto che anche una trasfusione di sangue possa portare ad ammalarsi di Alzheimer è stato lo studio di una proteina, la beta-amiloide, che giocherebbe un ruolo fondamentale nella patogenesi della malattia e che viene prodotta direttamente nel cervello così come in tessuti periferici da dove poi passa nella circolazione generale. La ricerca è partita da una similitudine di patogenesi tra Alzheimer e malattie da prioni, già riscontrata in passato. Ad oggi, tuttavia, non era mai stato dimostrato che la proteina beta-amiloide circolante potesse portare allo sviluppo della patologia del cervello. Per questo alcuni studiosi della University of British Columbia di Vancouver (Canada) hanno posto l’attenzione su questo aspetto saliente basandosi su un modello di parabiosi tra un modello animale di Alzheimer e la controparte sana. Protagonisti del processo, animali collegati a coppie chirurgicamente in modo da condividere la medesima circolazione. I ricercatori canadesi sono arrivati ad osservare come la proteina in oggetto poteva trasmettersi attraverso il sangue da un animale all’altro portando nel giro di alcuni mesi ad alterazioni patologiche tipo Alzheimer nel cervello degli animali sani e successivamente ad una alterata attività cerebrale in determinate regioni legate all’apprendimento ed alla memoria, come ad esempio nell’ippocampo.

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IPOTESI NON CONFERMATA DA PRECEDENTE STUDIO

Quello effettuato dai ricercatori Canadesi rappresenta il primo studio con il quale viene dimostrato come la beta-amiloide circolante sia in grado di entrare nel cervello e dare luogo ad una serie di malattie tipo Alzheimer con un conseguente deficit funzionale nei neuroni. Da qui la dimostrazione che la proteina oggetto dello studio possa di fatto essere considerata “infettiva”, quindi paragonabile ai prioni e attraverso la quale avverrebbe il “contagio” dell’Alzheimer. L’ipotesi, se confermata, aprirebbe a scenari certamente poco rassicuranti. Tuttavia, la stessa non aveva trovato conferma lo scorso anno in un ulteriore studio pubblicato su Annals of Internal Medicine, nel quale era stato dimostrato come su un campione di oltre due milioni di riceventi trasfusioni in Svezia e Danimarca non fosse stato evidenziato un aumentato rischio di Alzheimer nelle persone che avevano ricevuto sangue da donatori affetti dal morbo. Ciò non esclude che possano emergere in futuro casi di Alzheimer correlati alle trasfusioni infette dalla proteina beta-amiloide. L’aspetto positivo dell’allarme appena lanciato consiste proprio nel fatto che se ciò dovesse trovare conferma, potrebbe al tempo stesso aprire a nuove prospettive per il trattamento, ad oggi ancora mancante.

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