IL SUD GIÀ E NON ANCORA/ Il rischio dell’inverno demografico in Calabria

- La Redazione

Al pari delle altre regioni italiane, anche la Calabria è oramai interessata dall’invecchiamento demografico. E rischia non poco in futuro, spiega ROBERTA SALADINO

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(LaPresse)

Al pari delle altre regioni italiane, anche la Calabria è oramai interessata dall’invecchiamento demografico. Tale processo si è avviato con più ritardo rispetto alle regioni settentrionali in ragione della persistenza di livelli più elevati di fecondità che hanno, per qualche tempo, rallentato gli effetti dell’accresciuta longevità. L’invecchiamento demografico in Calabria non è soltanto determinato dal basso (dal calo dei livelli di fecondità, oggi pari a 1,25 figli per donna, al di sotto quindi del ricambio generazionale che è pari a 2,1 figli per donna), ma anche dall’alto, nonché dall’allungamento della speranza di vita, infatti si passa da 65,5 anni nel 1951 a 79,25 anni nel 2016 (per le donne la speranza di vita alla nascita oggi è pari a 81,9 anni, mentre per gli uomini è pari a 76,6 anni).

C’è da dire, che l’aumento della popolazione anziana non rappresenta un problema in sé. Dal punto di vista demografico, le maggiori criticità connesse al processo di invecchiamento emergono quando questo si combina ad altri fenomeni, allo spopolamento dei territori e al cosiddetto malessere demografico. Il malessere demografico viene tipicamente misurato guardando al valore assunto dal Tasso di Incremento Naturale medio annuo (TIN), che è chiaramente negativo quando i decessi superano le nascite. In base alle soglie relative del tasso d’incremento naturale, possiamo suddividere le regioni italiane in tre macro gruppi (per il 2015):

1) TIN compreso tra -10‰ e -5‰ (malessere demografico intenso): Friuli Venezia Giulia, Liguria e Molise;

2) TIN compreso tra – 5‰ e -2‰ (malessere demografico moderato): Piemonte, Valle D’Aosta, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Basilicata e Sardegna;

3) TIN compreso tra – 2‰ e +2‰ (crescita zero): Lombardia, Trentino Alto Adige, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Attualmente la Calabria è una regione a crescita zero, quindi sta vivendo un deficit demografico meno grave rispetto alle seguenti regioni: Friuli Venezia Giulia, Liguria e Molise, il cui TIN è compreso tra -10‰ e -5‰, valori che indicano invece un malessere demografico intenso. Ma c’è da dire che, la situazione della Calabria in futuro non è destinata a migliorare, infatti secondo le previsioni dell’Istat – Scenario Centrale, il Tasso di Incremento Totale diminuirà progressivamente nei prossimi anni per effetto del perdurare della negatività in termini di dinamica naturale e di una dinamica migratoria (flussi emigratori dalla Calabria) che, verosimilmente, continuerà a non essere favorevole per la regione.

Tale situazione si tradurrà in un ulteriore aumento dei livelli di invecchiamento demografico, l’età media della popolazione, ad esempio, dovrebbe crescere dai 44,8 anni del 2020 ai 51,3 anni del 2050. Si tratta di un valore più alto di quello previsto per l’Italia nel suo complesso (al 2050 l’età media a livello nazionale verosimilmente sarà pari a 49,5 anni), ciò è dovuto oltre che all’andamento della fecondità, anche al fatto che la Calabria non avrà flussi di popolazione immigrata nelle età centrali in grado di “rinvigorirla” dal punto di vista demografico. Tutti gli indici di struttura peggioreranno: l’Indice di vecchiaia (Iv) raggiungerà valori altissimi pari a 320,8% nel 2050 (a fronte del più contenuto, ma comunque elevato Iv 262,8% italiano). Un inverno demografico, dunque, che colpirà inesorabilmente la Calabria, portando soprattutto alla scomparsa di piccoli comuni e aree marginali, alla “mancata fioritura” di intere generazioni di giovani calabresi, alla creazione di una frattura generazionale basata su numeri schiaccianti e incontrovertibili.

Le azioni volte a rompere tale spirale negativa dovranno essere tante e di diversa natura, in grado di cogliere le mutue interconnessioni tra fenomeni demografici e sociali apparentemente sconnessi tra loro e di gettare le basi, anche in Calabria, per una società multigenerazionale. Occorre agire a 360 gradi: non solo misure volte alla gestione dell’aumento del numero di anziani presenti nella regione, ma anche misure per il sostegno alla maternità, misure per arginare l’emigrazione giovanile, misure per il recupero economico, sociale ed architettonico della aree marginali abbandonate e dei centri storici, ecc.

È indubbio che l’invecchiamento demografico compromette uno sviluppo basato sull’equità intragenerazionale e intergenerazionale. Le conseguenze maggiori saranno avvertite proprio nei contesti economicamente deboli, caratterizzati da sistemi di welfare locale inefficienti e inefficaci, talvolta inesistenti, come la Calabria. Se il processo di invecchiamento continuerà (e non ci sono attualmente segnali di un’inversione di tendenza) i rischi economici e sociali per la nostra regione sono enormi.

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