MAESTRO DI KARATE, SESSO CON L’ALLIEVA/ Video, Giada: “abusata a 12 anni, era sempre orribile” (Le Iene)

- Emanuela Longo

Maestro di karate, sesso con l’allieva: il racconto choc di Giana, oggi 21enne e vittima di abusi dai 12 ai 17 anni.  Le fantasie malate dell’istruttore e la fine dell’incubo.

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Giada Fusaro

La trasmissione Le Iene, nella puntata di ieri ha affrontato uno dei recenti casi di cronaca che ha portato all’arresto nel Bresciano di un maestro di karate accusato di pedofilia. Il delicato argomento è stato affrontato partendo dalla testimonianza di una delle vittime. Lei è Giada, oggi ha 21 anni e quando ne aveva 12 ha subito per diverso tempo gli abusi sessuali da parte del suo maestro. Solo dopo essersi resa realmente conto di quanto fosse stata per anni plagiata, Giada ha deciso di dire basta a quelle violenze e di raccontare finalmente tutto ai suoi genitori. Oggi, insieme all’inviato Matteo Viviani, ripercorre l’intera vicenda con un sorriso, sebbene sia difficile immaginare la dolorosa esperienza vissuta per anni. “Ero una ragazza molto timida, non avevo molti amici e avevo un buon ruolo nell’ambito del karate, mi aiutava un sacco a smuovere la mia timidezza e a socializzare con i miei coetanei”, racconta. Per allenarsi andava praticamente tutti i giorni nella palestra di proprietà dell’uomo arrestato nelle passate settimane. Anche per questo motivo il maestro era diventato una persona importante nella vita della ragazzina. “Ha saputo costruire grande fiducia con me ma anche nella mia famiglia spesso ci vedevamo fuori dall’ambito del karate”, dice, fino a considerarlo quasi “un secondo padre, un fratello”. Nel tempo però, quel rapporto è andato oltre diventando qualcosa di più. Quell’uomo riesce così poco alla volta non solo a diventare un punto di riferimento per Giada ma anche a conquistare la sua famiglia che accetta che la loro bambina si frequenti anche fuori dalla palestra. Fu così che, proprio nella stessa palestra in cui la 12enne si allenava ogni giorno, lui fa la prima mossa. Il maestro organizzò un pigiama party e quella notte “lui mi ha messo la mano dentro i pantaloni”, racconta Giada. Lei non sapeva neppure cosa volesse significare quel gesto, mentre il maestro le diceva di non raccontare a nessuno dell’accaduto. In quel momento la ragazzina ha sostenuto di aver provato fastidio e vergogna e quindi di essere poi riuscita a divincolarsi da quelle carezze che non comprendeva e che non desiderava.

I PRIMI APPROCCI, LE GELOSIE E LE MINACCE

Giada racconta come il maestro nel karate è visto come una figura autorevole alla quale era difficile dire di no. Da qui anche la sensazione di restare bloccata di fronte a quei gesti. “Io devo portargli rispetto, non esiste che si contraddica al maestro”, dice, ecco perché non si faceva delle domande e non ne parlava con la sua famiglia. Sulla base di ciò il 35enne maestro di karate riesce a costruire una sorta di relazione malata con l’allieva 12enne. La giovane racconta diversi episodi avvenuti nel corso della sua giovinezza, come l’estate in cui, appena 13enne, dopo essersi rotta una gamba non poté partire in vacanza con la famiglia restando a casa. A prendersi “cura” di lei fu proprio il maestro che si offrì di farle fisioterapia in palestra, nello stanzino, una sorta di infermeria, dove le faceva i massaggi e si passava un po’ di tempo insieme. Inizialmente era tutto normale, poi iniziò ad avere degli approcci con Giada, tentando di baciarla, di prenderle la mano e mettersela sul suo inguine. “Confondevo questo gesto con il fatto che mi volesse bene. Se fa così è perché mi vuole bene e quando mi diceva che ero speciale probabilmente è per questo”, dice Giada. Lei quindi, a quel tempo associava il fatto che se una persona le voleva bene allora doveva fare quelle cose. Poco alla volta l’uomo iniziò anche ad essere geloso della sua allieva, voleva che gli dicesse che lo amava e provava fastidio nel vederla parlare con dei ragazzini della sua età. Iniziò a controllarla e a scriverle ogni minuto per sapere cosa facesse in modo ossessivo. “Nel momento in cui è diventato morboso lui mi diceva che se lo dicevo a qualcuno lui mi rovinava la vita”. Sono così iniziate anche le minacce, giocando sempre sui suoi sensi di colpa. Fino ai suoi 13 anni gli abusi consistevano in masturbazione e sesso orale ma poi si è andati oltre. E se per caso Giada si dimostrava titubante, lui si arrabbiava diventando aggressivo e trattandola malissimo. Dopo quell’estate, sempre in palestra, è arrivato anche il sesso: “Mi ricordo ancora la scena in cui sono sdraiata per terra con le lacrime che mi vengono giù”. La prima volta con la “scusa” di avere paura non ebbero un rapporto completo, ma nei giorni successivi perse la verginità. Da allora seguirono diverse “prime volte” che Giada ricorda con angoscia: “Per me era sempre orribile, era sempre un pianto”.

LE FANTASIE DEL MAESTRO: “ERO IL SUO OGGETTO DI SFOGO”

Più passa il tempo e più le richieste del maestro si spingono oltre, fino a chiederle anche di esaudire una sua fantasia ed avere un rapporto a tre. “Sentivo che a nessuno gliene fregava di me ma ero lì come un oggetto di sfogo”: descrive così, Giada, quegli incontri con altri adulti. Per altri due anni la giovane è condannata ad essere l’oggetto di piacere del suo maestro di karate, fino a quando, a 17 anni, decide di dire basta. Dopo essersi rifiutata di farsi toccare e dopo le solite minacce di uccidersi da parte dell’uomo, Giada ha avuto la freddezza di voltargli le spalle e andare via. A decidere di rompere il silenzio, circa un anno fa, è stato un episodio particolare: recatasi in palestra con l’attuale fidanzato, dallo stanzino vide uscire il maestro con un’altra ragazzina di 15 anni. Alla vista di ciò le tornò tutto in mente e la paura che potesse ricapitare ad altre ciò che ha vissuto lei, l’ha spinta a parlarne per la prima volta con il compagno e poi con i suoi genitori, solo lo scorso gennaio. I suoi l’hanno presa malissimo, erano increduli e ad oggi continuano ad avere dei grandi sensi di colpa per non aver mai capito nulla prima. Una storia assurda, che Giada ha raccontato in modo incredibilmente sereno: “Io sono sempre stata una ragazza sorridente e lui non merita di togliermi il sorriso”. Purtroppo in tanti si sono allontanati da lei dandole la colpa di essere stata, a 12 anni, un “ragazza facile” e per non averlo detto prima.

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