BAMBINA ADOTTATA DA COPPIA GAY/ Uccisa dopo mesi di violenze: i servizi sociali avevano ignorato il caso

- Paolo Vites

Una bambina adottata da una coppia gay inglese è stata uccisa dopo mesi di violenze da uno dei due, adesso condannato, rischia fino a 25 anni di carcere

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Immagine di repertorio (Pixabay)

I servizi sociali si erano recati nell’abitazione della coppia gay che aveva adottato due bambini per ben 15 volte, ma non avevano trovato nulla di grave. Eppure Matthews Scully-Hicks, 31 anni aveva picchiato la figlia in diverse occasioni, rompendole anche una gamba: “E’ caduta dalle scale” si era giustificato. I vicini di casa, a Llandaff, cittadina del Galles, sentivano spesso l’uomo urlare furioso alla bambina di 18 mesi di smetterla di piangere. Tutto questo non è bastato ai servizi sociali per intervenire. Alla fine la situazione si è evoluta nell’unico modo che un serio operatore sociale avrebbe dovuto capire sin da subito: l’uomo ha ucciso la bambina fracassandole la testa contro un muro di casa e ha aspettato ben quattro gironi prima di portarla in ospedale. Erano passate solo due settimane dall’adozione ufficiale da parte dell’uomo, un istruttore di fitness che aveva lasciato il lavoro per dedicarsi a lei e a un altro figlio adottivo, e del marito. I due avevano seguito tutti i corsi ufficiali per l’adozione di bambini sin dal gennaio 2015, superandoli brillantemente, almeno a sentire i servizi sociali.

Nel telefonino di Hicks messaggi deliranti che definivano la piccola “una creatura del demonio”. Adesso dopo un processo durato quattro settimane, l’uomo è stato condannato anche se la quantità della pena non è ancora stata resa nota, ma rischia almeno 25 anni di carcere. Si legge nella sentenza: “Le sue azioni quel tardo pomeriggio del 25 maggio furono il tragico culmine di un comportamento violento verso un bambino indifeso, un bambino che avrebbe dovuto amare e proteggere, ma che invece ha colpito, abusato e ucciso”. Adesso le indagini si rivolgono agli operatori sociali: durante tutti questi mesi la piccola era stata portata in ospedale perché aveva vomitato del sangue, inoltre durante le visite avevano notato bruciature sulla testa e una gamba rotta. Ma nessuno ha obiettato sull’adozione. Se il fatto che l’autore dell’infanticidio fosse gay non conta nulla ala luce delle violenze quotidiane sui minori da parte di coppie etero, è invece da capire se la coppia abbia goduto di un atteggiamento di favore da parte dei servizi sociali proprio perché omosessuali.

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