RENATA RAPPOSELLI/ Tracce della donna sul sedile posteriore dell’auto e sospetti sui Santoleri (Quarto Grado)

- Emanuela Longo

Renata Rapposelli, il giallo a Quarto Grado: per cercare i suoi effetti personali sarà disboscato il dirupo sul fiume Chienti. Nuovi confronti con la Fiat 600 di Giuseppe Santoleri.

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Omicidio Renata Rapposelli, arrestati ex marito e figlio

Chi indaga sul giallo di Renata Rapposelli resta in attesa dei risultati delle analisi del Ris su alcuni reperti biologici rinvenuti sul lato destro del sedile posteriore della Fiat 600, l’auto usata da Giuseppe Santoleri per accompagnare – secondo la sua versione – la donna fino a poco prima di Loreto. Ebbene, proprio questo aspetto, come riferisce il settimanale Giallo, sarebbe anche oggetto di ulteriori dubbi in merito alla posizione di padre e figlio. Le tracce rinvenute, infatti, apparterrebbero proprio a Renata ma la circostanza risulta a dir poco sospetta: come mai la donna si sarebbe seduta nel sedile posteriore e non accanto all’ex marito? C’era forse anche una terza persona sull’auto? Secondo le ipotesi investigative, come riporta il quotidiano Il Resto del Carlino, sul sedile posteriore della vettura sarebbe stato posizionato il cadavere della pittrice. A smentire tale ricostruzione sono però stati i legali di Simone Santoleri, secondo i quali, sulla base di quanto dichiarato dallo stesso indagato, quelle tracce rinvenute potrebbero essere state generate da alcuni sacchi della spazzatura che erano stati trasportati con l’utilitaria ancora sotto sequestro. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

UCCISA PER QUESTIONI ECONOMICHE?

A quasi due mesi dalla sua scomparsa, seguita lo scorso 10 novembre dal ritrovamento del cadavere, la verità sulla morte di Renata Rapposelli appare ancora molto lontana. Al centro delle indagini l’individuazione delle reali cause del decesso. Con il passare delle ore ha preso piede sempre di più la clamorosa tesi dell’avvelenamento, ma per confermarlo saranno necessari opportuni accertamenti che potrebbero confermare l’eventuale assunzione di farmaci letali anche contro la sua volontà. Gli esami tossicologici, come ricorda il settimanale Giallo, sono stati affidati al dottor Giampiero Frison che si occuperà di consegnare la perizia eseguita al pm di Ancona. Per la morte della pittrice, di cui torna ad occuparsi il programma Quarto Grado, risultano indagati l’ex marito ed il figlio, entrambi accusati di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. Non si esclude che alla base del presunto delitto possano esserci state motivazioni di natura economica. Il settimanale diretto da Andrea Biavardi ha infatti rivelato che la vittima doveva ancora ricevere dall’ex coniuge, Giuseppe Santoleri, la somma di tremila euro, che la stessa gli avrebbe reclamato in diverse occasioni ma senza successo. Potrebbe essere questa somma di denaro mai resa ad aver scatenato l’ira di Giuseppe e Simone Santoleri, tanto da aver deciso di eliminare per sempre la donna, con la quale i rapporti da tempo non erano buoni? Domande che si sommano alle tante ancora senza risposta e che contribuiscono ad aumentare le ombre attorno ai due uomini ora indagati. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

SI CERCANO I SUOI EFFETTI PERSONALI

Il giallo di Renata Rapposelli non è ancora arrivato ad una soluzione definitiva. Tante le ombre attorno alla morte della pittrice di Ancona e che apparirebbe tutt’altro che accidentale. Non a caso l’ex marito ed il figlio, rispettivamente Giuseppe e Simone Santoleri, sono indagati a piede libero per omicidio e occultamento del cadavere della donna 64enne. Del caso torna ad occuparsene la trasmissione di Rete 4, Quarto Grado, in onda stasera 1 dicembre. L’indagine sulla quale sono al lavoro gli inquirenti si sta prospettando più difficile del previsto per via di tutta una serie di quesiti rimasti ad oggi senza risposta. Non si conoscono ancora, infatti, le cause della morte di Renata, né i reali movimenti compiuti da padre e figlio il giorno della scomparsa della donna. Mancherebbero all’appello anche alcuni oggetti personali della vittima, la cui ricerca richiederà addirittura il disboscamento del dirupo sul fiume Chienti, nei pressi del luogo in cui il cadavere della Rapposelli fu rinvenuto a distanza di un mese dalla sua misteriosa sparizione. Lo scorso martedì mattina, come riporta il quotidiano Il Resto del Carlino, i Carabinieri di Tolentino sono stati impegnati in una fitta attività di ricerca nel dirupo dopo fu trovato il corpo della pittrice, a caccia della borsa, del suo cellulare e di altri effetti personali. Ricerche che tuttavia non avrebbero avuto l’esito sperato. Per questo motivo si potrebbe presto procedere con un’azione definitiva che spazzerebbe via ogni dubbio su tale aspetto.

RENATA RAPPOSELLI, NUOVI CONFRONTI CON LA FIAT 600 DI SANTOLERI

L’utilitaria, la Fiat 600 di Giuseppe Santoleri, ex marito di Renata Rapposelli, resta centrale nel giallo. L’auto, già analizzata nelle scorse settimane, continua ad essere sotto sequestro in attesa di un importante confronto in programma. Lo scorso sabato, infatti, gli uomini del Ris di Roma impegnato nel nuovo sopralluogo nei pressi di Tolentino, hanno rinvenuto un pezzo di plastica che potrebbe essere compatibile con un pararuota. L’oggetto ora sarà confrontato con l’auto del Santoleri con la quale l’uomo ha riferito agli inquirenti di aver accompagnato l’ex moglie in direzione Santuario di Loreto, salvo poi farla scendere in seguito ad una lite a qualche chilometro di distanza dalla Basilica e fare ritorno così nella sua abitazione di Giulianova. Oltre all’oggetto sul quale si concentra ora l’attenzione degli investigatori, nel medesimo sopralluogo sono stati prelevati campioni di terra, sabbia e fango che saranno anche questi oggetto di confronto con i materiali prelevati dalla Fiat 600. I due indagati hanno smentito di essersi recati nel medesimo posto, ma è ora compito degli inquirenti confermare tale tesi. Focus anche sulle modalità di uccisione di Renata Rapposelli: l’autopsia compiuta sul corpo in avanzato stato di decomposizione escluderebbe l’uccisione con arma da fuoco o da taglio, dunque al momento continuano ad essere percorse due strade: la morte per strangolamento/soffocamento o per avvelenamento. Le prime due ipotesi sarebbero difficilmente dimostrabili, mentre in merito alla tesi dell’avvelenamento sono in corso le analisi da parte di un esperto di tossicologia.

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