Chamath Palihapitiya/ L’ex manager di Facebook: “Sta distruggendo la società, non fatelo usare ai bambini”

- Raffaele Graziano Flore

Chamath Palihapitiya sulle orme di Sean Parker: il 41enne ex manager di Facebook critica la piattaforma e invita gli utenti ad abbandonarla perché “sta facendo a pezzi la nostra società”

facebook_1_rete_internet_socialnetwork_lapresse
Lapresse
Pubblicità

Nemmeno un mese fa Sean Parker, noto per essere stato uno dei fondatori di Napster nonché aver fatto parte dell’originario team di sviluppo di Facebook, aveva sparato a zero contro la piattaforma social gestita oggi da Mark Zuckerberg e, nelle ultime ore, un altro ex “pezzo grosso” della società con sede a Menlo Park (California) ha attaccato duramente il social network, mettendo nel mirino i danni che provocherebbe non solo alle menti dei più deboli, bambini compresi, ma anche allo stesso tessuto di una società che si starebbe lentamente disgregando. Chamath Palihapitiya, ex vice-presidente di Facebook Inc. e attualmente con un ruolo nel board della franchigia di basket dei Golden State Warriors, ha infatti seguito l’esempio di Parker e si è scagliato contro la piattaforma che aveva lasciato nel 2011 per intraprendere la carriera di venture capitalist e dare vita a un fondo che si occupa di investire nel settore delle start-up. Durante una lezione tenuta presso la Business School di Sanford (Florida), il 41enne originario dello Sri Lanka ha stupito tutti, dicendosi “tremendamente colpevole” per aver fatto parte di quel mondo e invitando non solo la platea ma idealmente gli utenti di tutto il mondo a smettere di usare Facebook.

Pubblicità

“I SOCIAL NETWORK STANNO DISTRUGGENDO LA SOCIETA'”

Nel suo intervento, diventato immediatamente virale e capace di sollevare un nuovo di battito sulla creatura di Mark Zuckerberg, Chamath Palihapitiya non ha usato mezzi termini, spiegando che il principale pericolo che Facebook sta apportando alla società contemporanea è quello di disgregare i tradizionali legami e le strutture fondamentali del vivere comune. “Abbiamo creato uno strumento che sta distruggendo il tessuto funzionale della società”, riferendosi tuttavia non solo alla piattaforma con il maggior numero di iscritti ma a tutta la galassia dei social 2.0 e alla logica dominante che sembrano oramai aver sdoganato nella vita reale. Il drammatico “j’accuse” del 41enne ex manager di Facebook parte da lontano, ovvero dall’analisi di quelli che lui stesso chiama “i circuiti viziosi alimentati dalla dopamina” che contraddistinguono gli utenti dei social e alla loro ansia dal ricevere e fornire continui aggiornamenti, in un ipertrofia comunicativa che, tuttavia, a suo dire condurrebbe solamente alla disinformazione e non certo a una costruzione collaborativa della verità come spesso e volentieri dichiarato dallo stesso Zuckerberg. “Non c’è nessuna dialettica, ma solo la veicolazione di menzogne” ha dichiarato Palihapitiya.

Pubblicità

“TENETE LONTANI I BAMBINI DA FACEBOOK”

Il fulcro della denuncia dell’ex dirigente di Facebook non è dunque la società nel quale un tempo lavorava ma il modello che si va diffondendo e che, a breve, potrebbe disgregare definitivamente le tradizionali forme del vivere comune. Ad ogni modo, a chi gli chiedeva se il suo ragionamento facesse riferimento in particolare a quanto stesse accadendo negli Stati Uniti o alle presunte voci circa le presunte operazioni di “avvelenamento social delle pubblicità” organizzate in Russia, Palihapitiya ha risposto che si tratta di un problema globale e che, in ogni parte del mondo, “fa leva sulle debolezze dei meccanismi psicologici umani”. Infatti, il suo principale timore è che presto le ripercussioni si vedranno sui bambini, tra i più esposti agli effetti nocivi della pervasività di Facebook nella nostra vita. Da qui l’invito, o per meglio dire, l’appello a “disconnettersi” o quantomeno a limitare drasticamente la permanenza quotidiana sui social network, mentre per i più piccoli Palihapitiya è categorico e spiega che non dovrebbero avere nemmeno lontanamente l’opportunità di usare quella che lui chiama senza mezzi termini “that shit”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

I commenti dei lettori