Avvelenò la compagna incinta/ Bologna, 36enne condannato a 3 anni e 6 mesi per lesioni aggravate

- Emanuela Longo

Avvelenò la compagna incinta, 36enne condannato a 3 anni e 6 mesi per lesioni aggravate e uso di sostanza corrosiva. Dopo l’avvelenamento confessò l’accaduto.

aborto_gravidanza_mamma_ospedale_incinta_lapresse_2017
(LaPresse)

È stato condannato alla pena di tre anni e sei mesi l’uomo di 36 anni originario di Savigno, in provincia di Bologna, accusato di aver avvelenato la sua compagna, incinta alla 30esima settimana, diluendo un detersivo per lavastoviglie in una Coca Cola. È questa la decisione presa dal Tribunale di Bologna nella sentenza di condanna per lesioni aggravate da premeditazione e uso di sostanza corrosiva a carico dell’imputato che nel giugno dello scorso anno, quando avvenne l’avvelenamento, confessò le sue responsabilità. L’uomo, come riporta Il Resto del Carlino, è stato invece assolto dalle accuse di tentato procurato aborto in quanto il fatto non sussiste. Nonostante il grave avvelenamento, sia la donna, una infermiera di 34 anni, che il suo bambino non avrebbero subito conseguenze. Dopo la sentenza, gli avvocati dell’uomo, Patrizio Orlandi e Simone Zambelli, hanno commentato con soddisfazione la decisione del giudice: “Siamo soddisfatti per l’assoluzione per il reato di tentato procurato aborto in accoglimento delle tesi difensive da sempre propugnate”. Ora attendono le motivazioni per decidere se impugneranno o meno la sentenza e nel frattempo confidano “che su questa triste vicenda cali al più presto l’oblio nell’interesse di tutti i soggetti coinvolti”.

AVVELENÒ LA COMPAGNA INCINTA: I FATTI

Era il 2 giugno di un anno fa quando, come ricorda Repubblica.it, una donna di 34 anni fu ricoverata, incinta al settimo mese ed in gravi condizioni, presso l’ospedale Maggiore di Bologna dopo aver bevuto una bibita contenente soda caustica. Inizialmente si pensò ad un incidente ma già in serata i carabinieri fermarono il compagno della vittima che, messo di fronte ai fatti, ammise le proprie responsabilità, confessando di aver versato nella bottiglia una sostanza irritante. Il movente, all’epoca, si intese da collegare proprio a quella gravidanza giunta quasi agli sgoccioli e che fortunatamente si concluse nel migliore dei modi senza conseguenze per il bambino. Le condizioni della donna, invece, erano apparse sin dall’inizio molto gravi a causa delle lesioni all’esofago ed allo stomaco che fecero subito ipotizzare l’ingerimento di soda caustica o di sostanza simile. Fu quindi ricoverata prontamente in Rianimazione. Si avviò prontamente la macchina investigativa e agli inquirenti il compagno inizialmente ammise di essere stato presente al momento dell’accaduto, fornendo la sua versione. I carabinieri sequestrarono la bottiglia aperta e quelle sigillate senza tuttavia riscontrare segni di manomissione. Sin da subito le indagini si concentrarono sull’uomo che alla fine confessò, dopo iniziali reticenze.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori