Processo Bossi/ Scandalo Tanzania: Umberto, il figlio Renzo e Belsito imputati (Un giorno in Pretura)

- Bruno Zampetti

Processo Bossi, tutte le tappe dello scandalo Tanzania che vede imputati Umberto Bossi, il figlio Renzo e il tesoriere Francesco Belsito per appropriazione indebita.

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Omicidio Alberto Musy, Un giorno in Pretura

Con la puntata di sabato 2 dicembre, sulle tradizionali frequenze di Rai Tre, la Pretura più famosa d’Italia riapre le aule dei tribunali per presentare una puntata dal sapore di Vecchia Italia, una propaggine in stile ‘Mani Pulite’ al centro di un vicenda nella quale, proprio uno dei maggiori partiti nati come risposta a quell’Italia corrotta e tangentista, è stata messa al centro di una vicenda nello stesso stile: soldi pubblici destinati al finanziamento dei partiti usati per scopi personali. Il titolo della puntata di Un giorno in Pretura non lascia nessun equivoco enigmatico: ‘The Family – La Famiglia Bossi’ è il resoconto giudiziario di uno dei processi nei quali ancora una volta la classe politica e dirigente si trova davanti ai giudici per giustificare, o ammettere le proprie colpe ai Procuratori. L’indagine denominata Tanzania, ha rivelato un giro di soldi stranamente determinato dalla tesoreria della Lega Nord e destinato ad uso personale di quella che più di tutti rappresenta lo spirito della Lega, la famiglia Bossi al cui centro, il padre Umberto, fondatore assieme al nucleo storico dell’allora Lega Lombarda, ha ricevuto, assieme al figlio Renzo, avvisi di garanzia dopo le inquisitorie e le ricerche degli organi giudiziari e della Guardia di Finanza. Al centro della vicenda l’enigmatico tesoriere genovese Francesco Belsito, calabrese di famiglia emigrata in Liguria, militante di diversi partiti d’area di centro-destra, uomo di ‘successo’ per quella che è stata una rapida carriera politica: da autista e porta-borse del Ministro Alfredo Biondi durante il governo Berlusconi, in seguito, nel 2002, iscritto alla Lega Nord nella quale ha rapidamente scalato i vertici divenendo in breve tesoriere e amministratore delle sostanze economiche del movimento/partito.

RENZO BOSSI: LA STRANA LAUREA ALBANESE

Le inchieste dei giudici hanno rivelato strani accadimenti e verità mal celate dallo stesso Belsito; tra queste la strana laurea in scienze politiche ottenuta nella piccola isoletta/stato di Malta, mai verificata attraverso l’esibizione di documenti ufficiali. Una particolarità che ha coinvolto lo stesso figlio del leader indiscusso, carismatico fondatore non ideologo del movimento leghista, Renzo Bossi, figlio di Umberto. Anche per il cosiddetto ‘Trota’, appellativo scherzoso affibbiato a Renzo Bossi dalla stampa satirica italiana, una strana laurea, ottenuta in una facoltà albanese, è stata posta al centro delle indagini, una laurea probabilmente acquistata attraverso e grazie i fondi del movimento prima, partito leader della scena nazionale poi. Renzo Bossi ha sempre negato l’accaduto: si è dichiarato da subito estraneo agli avvenimenti a lui imputati e proprio quella laurea è divenuta il simbolo stesso del processo ben analizzato nel programma di Rai Tre. In effetti le indagini non hanno mai comprovato, almeno nelle tesi avanzate dalla difesa di Renzo Bossi, la veridicità dell’accaduto. Il figlio del leader leghista si è dichiarato estraneo e innocente sino a prova contraria e il difensore ufficiale ha reso pubblica la dichiarazione del Bossi il quale ha confermato la completa estraneità agli accaduti e proprio quella laurea, tra l’altro mal compilata, con dati errati sia anagrafici che grammaticali, non è mai stata in suo possesso e di sua conoscenza. Addirittura Renzo Bossi, come riporta Repubblica.it, ha ammesso di aver saputo dell’esistenza della laurea solamente durante le prime rivelazioni delle indagini Tanzania, smentito poi da Belsito in una ridda di scontri verbali nei quali tra i due rappresentanti del movimento, lo stesso tesoriere e il ‘Senatur’ Bossi padre, reciprocamente si sono dati del bugiardo. Le indagini hanno rivelato diverse verità e alcune menzogne, il processo trasmesso in ‘Un Giorno In Pretura’, non ammette omissioni: tutto ciò che può essere utile a chiarire al telespettatore questa tragicomica vicenda di malgoverno e appropriazioni indebite di soldi pubblici sarà in onda nella puntata di oggi.

BELSITO, BOSSI, CIFRE DA CAPOGIRO: COME SONO STATE SPESE?

L’inchiesta, al di là di lauree vere o meno, simbolo comunque di come il potere ‘compri’ la credibilità a lui richiesta, ha rivelato altre indagini molto approfondite che hanno seguito diversi filoni sui quali la magistratura e la Guardia di Finanza hanno per lunghi mesi lavorato vagliando documenti e interrogando i diretti interessati ed altri testimoni interni alla Lega. L’accusa processuale ha determinato per Belsito un’appropriazione indebita di circa mezzo milione di euro, Umberto Bossi durante la sua ultima fase di vita politica avrebbe speso soldi derivati dal finanziamento pubblico ai partiti per oltre 208 mila euro, al figlio Renzo sono stati attribuiti 145mila euro di spese indebite, insomma un giro di soldi a scopo personale che ha davvero rivelato come il cancro manifestatosi con le vecchie indagini del giudice Di Pietro e di quel glorioso pool ‘Mani Pulite’ sia in realtà triste metastasi per il Belpaese. Come sono stati, nelle ipotesi processuali, spesi i soldi dal ‘povero’ Renzo ‘Trota’ Bossi? In alcuni modi abbastanza comuni in questo tipo di addebito, come rivela Il Giorno: multe per cifre davvero ingenti, l’acquisto di un’automobile del valore di 48mila euro (nello specifico un’Audi A6), assicurazioni pagate con i soldi derivati dal finanziamento per la Lega Nord, quindi, in gran parte, di origine pubblica. Un Giorno In Pretura vi attende sulle frequenze notturne della TV digitale (inizio delle trasmissioni del programma fissato per le ore 24:15); come sempre non resta altro che assistere al processo, ognuno trarrà le proprie conclusioni, la ricerca della verità a volte prende strade inaspettate. Ma come sempre vale il detto che nessuno è colpevole sino a prova contraria, quindi, senza giudizi sommari ma basati su prove e diritti di replica.

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