EMMA, NATA “25ENNE”/ Un papà e una mamma hanno sciolto il ghiaccio, ma restano 34mila domande

Un embrione congelato 25 anni fa è stato impiantato nel ventre di una donna e solo oggi ed è nata Emma Ren Gibson. Quali misteri si porta dentro? PAOLA BINETTI

23.12.2017 - Paola Binetti
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Foto LaPresse

Ancora una volta Emma Wren Gibson ci conferma, al di là di ogni possibile dubbio, che gli embrioni, anche se congelati, sono già vita umana a pieno titolo. Niente a che vedere con quelle teorie che parlano di grumi di cellule, di materiale biologico, buono tutt’al più per farne ricerca, ma forse inutile da conservare nelle costose bio-banche a cui vengono inviati gli embrioni in attesa di collocazione. Emma, ad appena un mese di vita, con la sua immagine di bambina sorridente, ci dice che gli embrioni sarebbero felici di essere adottati, sia pure dopo molti anni di congelamento. 25 anni di attesa in un congelatore sono davvero tanti e forse non sapremo mai perché i medici hanno scelto proprio lei per questa grande avventura dell’adozione formato 4.0. 

Lei ha voglia di vivere; i genitori che l’hanno adottata sono felici di averla con loro e si sono stupiti nel sapere che la loro bambina, pur così piccola, è nello stesso tempo l’embrione più vecchio che sia stato impiantato nell’utero di una mamma che voleva davvero un figlio, ma che non poteva averne. La bambina, nata negli Stati Uniti, poco meno di un mese fa il 25 novembre, sta bene e si comporta come ogni altro bambino alla sua età: dorme, piange, mangia, afferra la mano della sua mamma e stringe il suo dito: sembra proprio che non voglia lasciarlo a nessun costo. 

Fin qui sembrerebbe una storia normale, come quella di ogni bambino che viene al mondo. Ma non è così. Emma nasce da un concepimento in provetta, dopo 9 mesi di gravidanza, nasce in una famiglia che l’ha intensamente voluta e che per questo ha sfidato pregiudizi di tanti tipi. La sua non è la classica storia di un bambino nato da una procreazione medicalmente assistita (Pma) omologa e neppure quella di un bambino nato da un Pma eterologa; non è neppure la storia di una maternità surrogata. E’ la storia, ancora inedita, di un’adozione, in cui il bambino viene accolto in famiglia prima ancora di nascere e viene accolto a scatola chiusa; senza se e senza ma.

Ma ciò nonostante la storia di Emma ha un ulteriore elemento di complessità. Era stata concepita ben 25 anni fa da una coppia che aveva fatto numerosi tentativi per avere un bambino, sempre con la Pma. Numerosi gli insuccessi, ma poi tra i vari embrioni a cui la Pma aveva dato vita era stato scelto quello da impiantare nell’utero della donna che lo aveva concepito. Gli altri embrioni erano stati congelati e la coppia li aveva lasciati a disposizione di altre coppie che avessero desiderato un figlio senza poterlo avere. In altri termini li avevano lasciati in attesa che fossero adottati. Ci sono voluti 25 anni di attesa perché si presentassero nuovi genitori a chiedere che quell’embrione, che aveva già una sua vita ed era una bambina, fosse scongelato e consegnato alla nuova famiglia. 

E’ il grande mistero di Emma: concepita il 14 ottobre 1992, è nata il 25 novembre 2017. Nella sua lunga vita c’è questo buco nero caratterizzato dall’attesa di trovare una famiglia che la volesse. I genitori adottanti ignoravano la data del concepimento e sono rimasti molto colpiti nell’apprenderlo: madre e figlia sono quasi coetanee come età di concepimento, ma poi i loro destini sono stati assai diversi, prima di incrociarsi. Di fatto la mamma di Emma, Tina, ha 26 anni, la stessa età che avrebbe Emma se fosse stata impiantata subito dopo essere stata concepita e certamente Tina ha la stessa età della sorella o del fratello di Emma. I neo-genitori hanno accettato di raccontare la loro storia alla Cnn, sottolineando di non aver voluto fare nessun esperimento scientifico o umano. Avevano semplicemente detto di volere un bambino. Il marito di Tina, padre della bimba, è affetto da fibrosi cistica e non voleva trasmettere questa malattia ai suoi figli, anche per questo si erano rivolti ad un Centro specializzato nella Pma. 

Secondo l’Embryo Adoption Awareness Centre, il numero di nascite che negli Stati Uniti stanno avvenendo con questa modalità — cioè da embrioni crioconservati donati da coppie che si sono sottoposte a ripetuti cicli di fecondazione assistita — aumentano del 25 per cento ogni anno. Nel loro Centro sono già nati 700 bimbi da embrioni congelati. In Italia, nel 2015, si sono formati in vitro 111mila embrioni. Di questi, 74mila sono stati impiantati in utero, mentre gli altri 34mila, poco più del 30 per cento, sono stati congelati in attesa di successivi tentativi di impianto, in caso di possibili insuccessi. Come è facile immaginare si tratta di un congelamento che può avere brevissima durata, ma che, come nel caso di Emma, può avere anche 25 anni di attesa. 

Certamente dopo aver detto ad Emma: Benvenuta! come si fa con ogni bambino che nasce, è lecito porsi alcune domande, che però non hanno ancora una risposta sufficientemente attendibile. Proviamo ad elencarne almeno cinque. 

Perché questi genitori, volendo adottare un bambino, hanno optato per un’adozione embrionale? Ritengono forse che il legame biologico che si crea durante la gravidanza tra madre e figlio renda il rapporto con il bambino più stretto e più profondo, nonostante l’embrione abbia una provenienza diversa dalla coppia?

Perché i medici hanno scelto di impiantare un embrione “vecchio” di 25 anni, con un’età di concepimento uguale a quella dell’età della mamma di Emma? e perché non hanno informato la coppia di questa singolare coincidenza? Tenendo conto dell’abbondanza di embrioni congelati avrebbero potuto prendere una decisione diversa. Volevano forse fare un esperimento? Intendevano dimostrare qualcosa, nonostante i possibili rischi a cui la coppia andava incontro?

Quali conseguenze avrà l’età embrionaria sull’età complessiva del soggetto? è possibile immaginare una sorta di invecchiamento precoce, che inizi a livello cellulare per poi interessare l’intero assetto biologico del soggetto? Lo scollamento tra età anagrafica ed età embrionaria può porre delle difficoltà concrete alla bambina nell’arco della sua vita?

Madre e figlia hanno la stessa età embrionaria: questo creerà maggiori opportunità di sintonia e di condivisione tra di loro, con affinità che si potrebbero sviluppare nel tempo, oppure si verificheranno delle distonie attualmente non prevedibili, che a partire dalla riduzione dello scalino biologico si riverbereranno anche sotto il profilo relazionale?

Ultimo, ma non ultimo: la vita umana è un bene prezioso e come tale va coltivato, Ma è lecito imporre ad un soggetto un’attesa di tanti anni prima di venire al mondo, con il rischio poi che resti eternamente congelato, perché nessuna coppia chiederà di adottarlo?

Sono problemi tutt’altro che irrilevanti e investono la ricerca scientifica sia quella di natura biologica che quella di natura psicologica e sociale. Ma la ricerca non può però ipotizzare esperimenti che subordinino la vita umana ad interrogativi finora inediti. La ricerca deve porsi al servizio dell’uomo e non deve servirsi dell’uomo, neppure quando è solo un embrione. Emma ci insegnerà molte cose e seguirla nel suo sviluppo è cosa importante, ma guai a farne un “fenomeno”, innescando una osservazione di tipo analitico sul come cresce, sulle sue caratteristiche bio-psico-sociali, sulle sue dinamiche relazionali con i genitori ed in particolare con la mamma. Oggi Emma deve essere lasciata vivere come una bambina uguale a tante altre bambine, con le sue caratteristiche peculiari, ma anche nella normalità di una vita che potrebbe rivendicare come un privilegio la possibilità di restare nell’anonimato.  

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