“A SAN SILVESTRO NON LAVORO”/ Quella vittoria di una mamma che nasconde una sconfitta

- Alfonso Ruffo

Una dipendente dell’Eurospin di Susa (Torino) ha esercitato il suo diritto al riposo il 31 dicembre. L’azienda le chiesto di lavorare a 100 km di distanza. Lo scontro. ALFONSO RUFFO

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LaPresse

Non c’è nulla di più scivoloso che le vicende del lavoro. Soprattutto quando se ne fa una questione di principio e le parti in causa si affidano alla lettera del contratto sferrando una guerra in apparenza legale ma nei fatti piena zeppa di colpi bassi.

Così dev’essere accaduto anche nel caso della dipendente del discount Eurospin di Susa, in provincia di Torino, che invitata a prendere servizio per l’ultimo dell’anno ha rifiutato perché la tipologia del rapporto glielo consente, scatenando però la reazione dell’azienda che l’avrebbe voluta spedire per qualche giorno in una sede cento chilometri lontana a mo’ di avvertimento.

E insomma, la donna alla notizia del sia pur temporaneo trasloco si è sentita male. Tanto da dover essere ricoverata al pronto soccorso dove le viene riscontrato uno stato d’ansia, provocato dall’intimazione ricevuta, che le assicura una settimana di riposo a casa.

Al rientro nel suo reparto di ortofrutta non le viene contestato più niente ma a tutti appare chiaro — e alla diretta interessata in modo particolare — che le ostilità sono aperte e si attendono sviluppi. Anche perché, raccontano le cronache, la signora non è nuova a simili dinieghi e già lo scorso anno aveva dovuto pagare con due giorni in una sede distaccata il no alla partecipazione a un corso di aggiornamento.

I sindacati ci sguazzano. È il loro terreno preferito. E scendono in campo scortati da avvocati — ben contrastati dai colleghi della controparte — che sapranno far valere le ragioni della signora la quale, assunta da molti anni, gode di garanzie che non si applicano alle nuove reclute. Quindi, la legge è dalla loro parte e il discount deve farsene una ragione.

Ma la ragione va a farsi benedire quando si brandiscono queste armi, perché il bene supremo dell’attività economica scompare mentre i contendenti sono impegnati a dimostrare chi è il più forte — con tutti i mezzi a propria disposizione — fedeli all’insegnamento di Mao Tse Tung che bisogna colpirne uno per educarne cento.

Chi uscirà vittorioso dalla contesa potrà volgere a proprio vantaggio i rapporti di forza a prescindere dall’effettiva necessità del sacrificio richiesto, e della possibilità di compierlo, solo per tenere il punto in una contesa distruttiva.

Si alimenta uno schema basato sullo scontro mentre si avrebbe bisogno di riscoprire le virtù del confronto e della ricerca della soluzione più sensata: senza imposizioni da una parte e senza resistenza di maniera dall’altra.

Ma, appunto, il terreno è scivoloso e nel tentativo di mandare l’avversario a gambe all’aria si rischia di finire tutti per terra perché, in fin dei conti, questo è ancora il Paese del mal comune mezzo gaudio.

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