FACEBOOK MESSENGER KIDS/ Che cos’è? Social ‘a caccia’ dei bambini under 13: i rischi (e non solo la pedofilia)

- Niccolò Magnani

Facebook lancia Messenger Kids, la nuova app per gli under13: che cos’è, come funziona, i rischi e i problemi aperti, non solo per la pedofilia. Breve disamina (anti)social

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Allarme sicurezza Instagram

Facebook lancia l’ennesima svolta sul mercato, questa volta con inevitabili e più spinte polemiche per l’indirizzo e il contenuto della novità: apre Messenger Kids, con il social network più utilizzato al mondo che spalanca le porte per la prima volta ai bambini under 13 (e maggiori di 6 anni). Cade quindi un altra regola ferrea tenuta finora da Facebook e da tutte le altre piattaforme social, con un programma “social” lanciato appositamente per i ragazzi che sempre di più negli ultimi anni già a 8, 10, 12 anni posseggono uno smartphone in mano. Zuckerberg quindi “annusa” la preda e vi si getta a capofitto: la nuova app che al momento è stata lanciata solo negli Stati Uniti su iPad e iPhone (e solo con connessione Wifi) ha colto di gran sorpresa gli under 13 che accolgono con giubilo e felicità l’apertura di Facebook al loro “mondo”, non con l’esatta reazione invece i genitori. Però saranno proprio quest’ultimi di fatto a gestire l’applicazione Messenger Kids: autorizzeranno l’uso, decideranno i contatti con cui i figli potranno scambiare messaggi e avviare videochat. Non solo, Fb non prevede che i bimbi abbiano un conseguente account Facebook (ma scommettiamo che appena scoccata la 14esima primavera ci sarà una vagonata di nuove giovani e fresche iscrizioni?), non ci sarà pubblicità e non si potranno fare acquisti sull’app per i giovanissimi. Insomma, pare che Facebook abbia trovato ogni modo per pararsi dalle accuse di “sfruttare” le giovani menti e le giovani dita dalle accuse di “sciacallaggio social”. Ma siamo proprio sicuri che i problemi siano tutti “eliminati” dalle pur giuste rassicurazioni avanzate dal gruppo di Mark Zuckerberg?

I PROBLEMI: DALLA PEDOFILIA ALLE “MENTI CONDIZIONATE”

Al netto delle possibili accuse agli stessi genitori che con un Facebook “just for kids” potrebbero trovare una sorta di “tata tecnologica” non esattamente campionessa di educazione che però intrattenga più ore al giorno i ragazzini, di problemi all’orizzonte per la nuova app di messaggistica per giovanissimi (ricordiamo infatti che per ora è un esperimento su iOS e solo negli States) ce ne sono parecchi. Dapprima il grosso nodo della pedofilia: sebbene la decisione di Facebook di aprire un canale ufficiale per ragazzi vada proprio nella direzione di intercettare tutte quelle rete oscure e depravate che contattavano i bambini proprio quando loro vanno a navigare indisturbati sul vasto web, proponendo un nuovo approdo “sicuro” ai kids e ai propri genitori, qualcosa ci sembra sfugga ancora. Pedofili, rapinatori seriali, cyber bulli potrebbero lo stesso mascherarsi dietro ad account fasulli di altri bambini o ragazzini (come purtroppo già succede per i più grandicelli appena sopra i 13 anni, ndr) e il controllo dei genitori che, tra lavoro, casa, compere dovrebbero tenere costantemente monitorato ogni singolo contatto in mano ai figli, potrebbe non essere così dettagliato. Altro ordine di problemi: ma un piccolo minore di 13 anni ha davvero il necessario e stretto bisogno di comunicare già a quell’età sui social con amichetti e compagni? Imparare, essere educati e crescere in una relazione aperta alla nuova società non dovrebbe in primo luogo favorire già in giovane età alla virtualità piuttosto che alla vera realtà: con Messenger Kids invece si rischia già da piccoli quel “martellamento” tecnologico che ben dunque potrebbero già imparare da piccolissimi, arrivando in un età adolescente con più dimestichezza sul web che non nelle normali e più stimolanti relazioni umane. L’ultimo ordine di problemi lo segnala non l’ultimo arrivato o noi “cinici e avversi” al naufragio di tutte queste tecnologie, bensì il cofondatore di Facebook ed ex socio di Zuckerberg, Sean Parker: «I social sono nati con il proposito di agganciare gli utenti e possono danneggiarci le menti. […] Cambia letteralmente il tuo rapporto con la società, con gli altri…probabilmente interferisce con la produttività in modi strani. Dio solo sa cosa farà al cervello dei nostri figli». Insomma, cari genitori, siete davvero così sicuri ed entusiasti come all’inizio di questo articolo?



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