Emanuele Scieri/ “Non fu suicidio”: Commissione parlamentare d’inchiesta smentisce tesi della Folgore

- Emanuela Longo

Emanuele Scieri, parò morto nel 1999 alla Gamerra di Pisa: la Commissione parlamentare d’inchiesta ha concluso i suoi lavori. La conclusione choc: non fu suicidio.

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Emanuele Scieri

Emanuele Scieri, il parà siracusano trovato senza vita il 16 agosto 1999 non si suicidò. È questa la conclusione finale alla quale è giunta la Commissione parlamentare di inchiesta in riferimento alla morte del militare. Un lavoro lungo ben 20 mesi con il quale si è fatto luce su quanto accaduto al giovane 27enne, secondo la Folgore morto suicida. Scheri, secondo la Commissione, fu vittima di una violenta aggressione prima di salire sulla torretta della caserma Gamerra di Pisa, ai piedi della quale fu rinvenuto cadavere. Secondo quanto emerge dalla relazione – scrive oggi La Nazione – proprio nella caserma presso la quale il giovane siciliano prestava servizio vi era “un’altissima, sorprendente tolleranza verso comportamenti di nonnismo”. Con il lungo lavoro giunto al termine dopo quasi due anni, la speranza è quella di fare totale luce su un caso che fino ad oggi sembrava essere bollato come un suicidio, tesi alla quale la famiglia del parà non aveva mai realmente creduto. In questi mesi la Commissione capeggiata dal presidente Sofia Amoddio, ha acquisito quasi seimila pagine di documenti e 45 udienze. Grazie a ciò la Procura di Pisa ha deciso di riaprire le indagini al fine di rendere verità e giustizia ai familiari del giovane Emanuele. A conclusione di relazione però, la Commissione ha potuto confermare come presso la Gamerra avvenivano gravissimi atti di violenza assolutamente non riconducibili a meri episodi di goliardia.

LA RELAZIONE FINALE: ERRORI, ANOMALIE E RESPONSABILITÀ

La tesi suggerita alla magistratura dalla Folgore, nel 1999, sarebbe diametralmente opposta a quella resa oggi dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, che spiega: “Gli elementi da noi riscontrati consentono di escludere categoricamente la tesi del suicidio o di una prova di forza alla quale si voleva sottoporre Emanuele Scieri scalando la torretta”. Una conclusione alla quale si è giunti dopo un’attenta analisi cinematica compiuta da tecnici esperti e che ha permesso di confermare come la scarpa del giovane parà rinvenuta troppo distante dal suo corpo, così come le ferite su piede e polpaccio sinistri sarebbero incompatibili con una caduta dalla scala ma, al contrario, andrebbero a coincidere con una aggressione prima ancora di salire sulla scaletta. La presidente della Commissione ha inoltre parlato anche di “falle e distorsione” di un sistema disciplinare “fuori controllo” ed ha evidenziato “errori grossolani e responsabilità evidenti” nonché “numerose anomalie nell’effettuazione dei rilievi e dei sopralluoghi sulla scena del crimine”. A non convincere, infatti, ci sarebbero le audizioni dei carabinieri che si occuparono di eseguire i rilievi i quali avvennero in assenza del pm e degli uomini del Ris. Lo stessa corpo senza vita di Emanuele Scieri fu manipolato al fine di accedere al cellulare che il giovane portava nel suo marsupio.



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