ARMI ALL’ISIS/ Dambruoso: i criminali (anche italiani) hanno sempre approfittato delle guerre

Scoperto un giro di trafficanti d’armi che coinvolge esponenti dell’islam radicale e criminalità comune e nazioni come Libia e Iran. STEFANO DAMBRUOSO

01.02.2017 - int. Stefano Dambruoso
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Immagini di repertorio (Lapresse)

Chi pensa al trafficante d’armi come il commesso viaggiatore del famoso film di Alberto Sordi “Finché c’è guerra c’è speranza” oppure in chiave più attuale il Nicolas Cage di “Lord of War”, davanti all’organizzazione portata a galla dalla Polizia tributaria di Venezia su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, dovrà farsene un’altra immagine. Gli arresti al momento sono quattro: si tratta di persone accusate di aver smerciato elicotteri, fucili di assalto, missili terra-aria a Paesi su cui pesa l’embargo assoluto di vendita di armi quali Libia e Iran. Sono coinvolti uomini della mafia del Brenta, clan camorristici, un imprenditore come Andrea Pardi, proprietario dell’azienda Società Italiana Elicotteri, e una coppia napoletana convertita all’islam radicale che in passato è apparsa sorridente in fotografia con l’ex presidente dell’Iran Mahmud Ahmadinejad. Come ci ha detto il magistrato e deputato Stefano Dambruoso, “questo è un caso da non sottovalutare assolutamente, che nella sua gravità ci dice come le organizzazioni criminali nonostante la situazione internazionale continuino a fare affari con il traffico d’armi”.

Onorevole, nel caso in questione risultano coinvolte un notevole numero di persone, è qualcosa che ci deve allarmare?

E’ sicuramente qualcosa di assai grave e di allarmante. Ci dà la conferma che anche di fronte a fatti epocali che hanno stravolto il quadro geopolitico, con il cambiamento in atto della situazione politica in Nord Africa, esiste ancora una situazione di inserimento della criminalità comune in situazioni di tale portata.

Un caso del genere, vista la sua attività di consulente di organizzazioni come le Nazioni Unite, non dovrebbe essere una novità.

No, anche se con l’Osservatorio internazionale stiamo cercando di gestire proprio la realtà di Paesi come la Libia, che in questo caso è coinvolta, cercando di raggiungere livelli più apprezzabili di pace.

Una battaglia senza fine, la vostra?

Quanto accaduto ci dice che i trafficanti di ogni genere, dagli esseri umani alle armi, continuano a perseguire fatti criminali. In questo senso senz’altro l’episodio in questione non mi meraviglia, ma è la conferma che anche nei periodi più disastrati continuano queste azioni.

Si parla di “dual use”, tubi di acciaio apparentemente innocui che possono essere usati come lanciarazzi, motori destinati ai droni armati e addirittura di elicotteri venduti per uso civile e trasformati in quello militare. Anche questa non è una novità?

Purtroppo no, era già emerso con evidenza in territori di guerra come il Centro Africa, dove ci sono numerose guerre in corso, che materiale di uso civile venisse venduto per scopi militari.

La nostra intelligence e i nostri servizi di polizia continuano a svolgere un lavoro prezioso, ma forse c’è bisogno anche di una risposta da parte della politica?

La politica mette a disposizione tutta la propria attenzione con i ministeri competenti e cioè gli interni e gli esteri. La forza della nostra intelligence è proprio quella di dipendere direttamente dalla presidenza del Consiglio che mantiene sempre un alto monitoraggio su queste situazioni.

 

A livello europeo ci vorrebbe maggiore coordinamento?

Il coordinamento europeo può sempre essere migliorato, non è facile a livelli immediati, ma piano piano ci stiamo riuscendo.

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