PIERCAMILLO DAVIGO / Magistrato di Mani Pulite: “Italia più corrotta? Ci vuole la depenalizzazione”

- La Redazione

Piercamillo Davigo, magistrato di Mani Pulite, propone la depenalizzazione per risolvere il problema carceri e giustizia. Italia sempre più corrotta, ma i reati così non vanno

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(LaPresse)

Uno dei tre magistrati più importanti e noti del periodo di Mani Pulite, Piercamillo Davigo, avanza una “ricetta” per la troppa corruzione in Italia, a bene 25 anni dalla stagione “manettara” con gli scandali di Tangentopoli che erano all’ordine del giorno. Una ricetta però assai lontana dall’immaginario di Davigo stesso, con Di Pietro e Colombo protagonisti del tentativo di porre fine alla corruzione in politica: «la priorità è la depenalizzazione. Il problema della giustizia è il numero dei processi. O abbiamo il coraggio di dire che va drasticamente ridotto o non se ne uscirà mai. Nel penale basta intervenire con una massiccia depenalizzazione e introdurre meccanismi di deterrenza delle impugnazioni, quelli che ci sono, sono risibili». Questa è la risposta di Davigo oggi sulle pagine del Corriere della Sera, intervistato dal collega Guastella; una risposta che ha spiazzato ovviamente, per chi ha passato una vita intera ad inseguire e incarcerare, spesso con ordine cautelari preventivi, il mondo della politica e dell’imprenditoria italiana. «È drammatico quanto poco sia cambiata la situazione e quanto sulla corruzione peggiori la deriva dell’Italia nel panorama internazionale». Eppure per Davigo il risultato di questa crescente problematica delle carceri, sovraffollate e con processi-pachiderma non è assolutamente imputabile a qualche errore fatto in passato nella gestione dello stesso Pool di Mani Pulite: «Non abbiamo sbagliato nulla, abbiamo fatto quello che si poteva. Se non ci avessero cambiato le leggi a partita in corso, saremmo andati avanti. Molte leggi possono avere su il nome dell’imputato».

Piercamillo Davigo, Antonio Di Pietro o Gherardo Colombo hanno mai pensato di forzare le regole per cercare di risolvere qualche problema evidente nella giustizia italiana? «No. Le regole le ho sempre rispettate, e anche quando ero convinto che l’ imputato fosse colpevole l’ ho assolto se la prova era inutilizzabile, pensando che era un mascalzone che l’ aveva fatta franca», risponde così nell’intervista al Corriere di Davigo. Il magistrato vuole però insistere sul problema secondo lui vitale della giustizia italiana, che ha influito con l’aumento della corruzione: «In un sistema ben ordinato, un innocente non deve essere assolto, non deve neppure andare a giudizio perché per lui il processo è una tragedia. I filtri dovrebbero essere all’inizio». Secondo Davigo ad esempio aggiungere altri reati non resta la soluzione migliore, anzi… «Cose prive di senso. Per l’ omicidio stradale la pena è talmente alta che tra un po’ a qualcuno converrà dire che voleva ammazzare per rispondere di omicidio volontario». La soluzione è lontana, la giustizia viene vista ancora troppo “succube di una politica spesso incapace” e la depenalizzazione resta ancora una fumosa utopia…



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