TRIFONE E TERESA / News, Giosuè Ruotolo: messaggi di Anonimo anonimo, ideati da Rosaria ma scritti dall’imputato? (Oggi, 13 febbraio 2017)

Trifone e Teresa, ultime news: processo a carico di Giosuè Ruotolo. Le parole dell’imputato nel giorno del funerale dell’ex commilitone ucciso, nuovi dubbi.

13.02.2017 - La Redazione
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Trifone Ragone e Teresa Costanza

L’udienza di oggi del processo sul duplice delitto di Trifone e Teresa, ha riguardato anche l’analisi del profilo Anonimo anonimo dal quale partirono i messaggi alla fidanzata del militare ucciso. A tal proposito, oggi in aula è intervenuta il Tenente Colonnello Anna Bonifazi del Rocis, la quale come emerso da IlFriuli.it, ha spiegato quanto emerso dalle analisi sul profilo Facebook attribuito all’imputato Giosuè Ruotolo. “Si trattava di un soggetto che palesa aspetti misti di genere”, ha dichiarato il tenente, sottolineando come quanto scritto sembrava provenire da una donna, ma per alcune frecce stilistiche appariva attribuibile ad un uomo. Questo evidenzierebbe la presenza dietro il profilo di un “maschio molto sensibile”. Non riuscendo inizialmente a comprendere se si trattasse di un uomo o una donna, si analizzò il rapporto tra Giosuè Ruotolo e l’allora fidanzata Rosaria Patrone, comparando il materiale a disposizione con gli scritti di Anonimo anonimo: “Sono state trovate delle ricorrenze dal punto stilistico di sms con il Ruotolo”, ha sottolineato l’esperta. Ad accomunare i messaggi scritti dal profilo anonimo e inviati a Teresa e quelli tra Giosuè e la fidanzata sarebbe proprio la mancanza della parte emozionale. “Si è così arrivati quindi alla conclusione che l’ideazione dei messaggi poteva essere della Patrone, mentre la realizzazione dei messaggi poteva essere di Giosuè”, ha chiosato Bonifazi.

A quasi due anni dal duplice delitto di Trifone e Teresa, resta il giallo attorno al messaggio che il militare di Adelfia inviò alla fidanzata sei giorni prima di essere uccisi entrambi. Secondo la difesa di Giosuè Ruotolo, anche oggi a processo nell’ambito della 17esima udienza, il messaggio nel quale Trifone diceva alla ragazza di aver fatto a “mazzate” faceva riferimento ad una colluttazione. Il militare fu vittima di un pestaggio? E se così fosse, con chi? Come rivela Il Messaggero Veneto nella sua edizione online, stando a quanto emerso nel corso della passata udienza del processo proprio l’11 marzo 2015 alle 13:45 Trifone fu visitato in infermeria in occasione della missione Strade sicure. In quel momento, il militare pugliese non presentava alcuna lesione allo zigomo, come da lui riferito alla fidanzata nel messaggio. Nel pomeriggio della medesima giornata, tuttavia, il capitano Olivieri ha visitato un maresciallo per una ferita lacero contusa al volto. A detta del maresciallo, la lesione se la sarebbe procurata durante un addestramento di tecniche di difesa. Potrebbe avere a che fare con quanto scritto da Trifone a Teresa?

Continua il processo a carico di Giosuè Ruotolo, il presunto assassino di Trifone e Teresa. In Corte d’Assise a Udine oggi si svolgerà la 17esima importante udienza che tenterà di far luce ancora una volta su quanto accaduto nel parcheggio del palasport di Pordenone la sera del 17 marzo 2015. Nei medesimi momenti in cui la coppia di fidanzati veniva freddata a colpi di pistola, secondo l’accusa era presente anche Giosuè Ruotolo. Eppure, il giovane 27enne, ex militare originario di Somma Vesuviana, alla famiglia non lo rivelò mai. E’ quanto emerso nel corso dell’ultima udienza del processo sul duplice omicidio di Trifone e Teresa che si è svolta lo scorso 10 febbraio. Secondo quanto reso noto dal quotidiano Il Gazzettino, nella sua edizione online, a prendere la parola in aula è stato il fratello di Giosuè, Giovanni Ruotolo, che pur facendo un po’ di confusione sulle date, su un aspetto in particolare sembra essere più che certo: il fratello non disse nulla alla sua famiglia sul duplice delitto nel quale rimase coinvolto l’ex commilitone ed ex coinquilino. In Corte d’Assise Giovanni Ruotolo ha spiegato: “Ne parlò quando tornò a Somma Vesuviana disse che era morto un amico e che doveva andare al funerale”. La sua famiglia apprese della terribile vicenda tramite la tv, ma nessuno sapeva chi fosse Trifone Ragone.

Oggi è il giorno della nuova udienza, la 17esima, del maxi processo in corte d’Assise sul duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza. Ancora nuovi testimoni torneranno in aula, dove sarà presente a Udine anche l’imputato Giosuè Ruotolo, il quale non ha mai disertato alcuna udienza, seguendo sempre con estrema attenzione (e spesso rabbia) le parole dei testi. Ancora una volta toccherà agli investigatori che si sono occupati delle indagini sull’omicidio di Trifone e Teresa e convocati in aula dai pm Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro. Oggi la parola passerà al luogotenente Gianfranco Tomatis, colui che per primo si occupò del duplice delitto, sin dalla sera del 17 marzo 2015, quando furono rinvenuti i corpi dei due fidanzati, freddati a colpi di pistola nel parcheggio del palasport di Pordenone. A deporre saranno anche i marescialli Gaetano Scola e Palmieri Morgan Fiore del Nucleo investigativo di Pordenone. Grande importanza avrà poi la testimonianza del maggiore Anna Bonifazi del Reparto analisi criminologiche del Racis (Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche), la quale si è occupata delle analisi linguistiche compiute sul profilo Anonimo anonimo di Facebook. Si tratta dell’account social dal quale partirono i messaggi di molestie diretti a Teresa e dietro il quale ci sarebbe, secondo l’accusa, proprio Giosuè Ruotolo.

Riparte nella giornata odierna il processo in Corte d’Assise sul duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, la coppia di fidanzati rimasta uccisa il 17 marzo 2015 in quello che apparve come un vero e proprio agguato. Il delitto avvenne nel parcheggio del palasport di Pordenone e secondo l’accusa il solo responsabile del drammatico assassinio, avvenuto a colpi di pistola, sarebbe Giosuè Ruotolo, ex militare 27enne di Somma Vesuviana. Il giovane ha assistito finora a tutte le udienze del processo che lo vede imputato e, come annunciato dalla Corte nell’udienza tecnica incentrata sulla super perizia, sono stati resi necessari altri appuntamenti, a partire da quello odierno, prima del successivo che si avrà tra circa un mese. Nuove rivelazioni sono emerse proprio in aula e, come rivela il quotidiano Il Messaggero Veneto nella sua versione online, hanno riguardato un episodio particolare che vide protagonista il presunto assassino nel giorno dei funerali di Trifone e Teresa. Giosuè Ruotolo, mentre usciva dalla chiesa di Adelfia dove si celebrarono i funerali dell’ex commilitone ed ex coinquilino ucciso, proprio mentre reggeva con gli altri commilitoni la bara di Trifone avrebbe pronunciato le seguenti parole: “Non ce la faccio, non ce la faccio”. A rivelarlo è stato l’ex commilitone Pasquale Pone – presente anche lui al picchetto d’onore alle esequie – nel corso della sua deposizione in aula nell’ambito del processo per il duplice delitto di Trifone e Teresa. Tra coloro che sono intervenuti in Corte d’Assise nell’ultima udienza del 10 febbraio scorso, in qualità di testi a controprova citati dal pm Vallerin, anche il Capitano Augusto Olivieri, responsabile dell’infermeria alla caserma di Cordenons. A sua detta, dopo la morte della coppia di fidanzati, freddata con almeno sei colpi di arma da fuoco, due colleghi d’ufficio di Giosuè Ruotolo richiesero assistenza psicologica. Nel corso dell’udienza si è tentato di far luce anche su un altro aspetto, quello legato ad uno scambio di messaggi su Whatsapp tra Trifone e Teresa risalenti all’11 marzo, pochi giorni prima del loro omicidio. Il militare di Adelfia aveva scritto alla fidanzata: “Amore ho fatto a mazzate”. Un messaggio che fece preoccupare non poco la giovane broker siciliana. “M’ha crepato (picchiato ndr) raschi”, era stata la replica di Ragone, sulla quale sono state spesso avanzate diverse teorie. Ricordiamo infatti che inizialmente “raschi” era stato inteso come il cognome, o soprannome di un uomo, mentre i genitori di Trifone avevano chiarito asserendo come la parola significasse “graffi” nel dialetto pugliese. Alle sue parole Teresa aveva risposto con una serie di punti interrogativi. “Un casino. Zigomo rotto…”, aveva aggiunto il fidanzato. Tra gli altri testimoni sentiti nel passato appuntamento anche le fidanzate degli ex coinquilini di Giosuè Ruotolo, Sergio Romano e Daniele Renna, già intervenuti in aula in due differenti occasioni, durante le quali avevano fornito ampi dettagli sui rapporti tra il presunto assassino e le due vittime.

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