DIFFAMAZIONE SU FACEBOOK/ Critica, satira o offese? Attenti al reato di ingiuria, ci inciampate se…

- La Redazione

Diffamazione su Facebook: critica, satira o offese? Quando si commette reato di ingiuria sui social network con il rischio dell’aggravante del mezzo di pubblicità. Il caso delle confessioni

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Facebook (Foto: LaPresse)

Sui social network non si può scrivere di tutto con la convinzione di passare impuniti: un post diffamante su Facebook può, ad esempio, essere considerato un reato. E allora è importante conoscere bene il confine tra il diritto di critica, la satira e le offese. Se si insulta una persona su Facebook e su qualsiasi altro social si commette reato di ingiuria, con l’aggravante del mezzo di pubblicità. E ciò per la Cassazione porta ad un aumento di pena: seppur inferiore rispetto a quello che scatta per chi usa il giornale cartaceo, il trattamento penale è comunque più grave rispetto all’ingiuria proferita altrove. Un post su Facebook può, infatti, diventare subito virale e, quindi, la sua maggiore diffusione incrementa la portata offensiva del messaggio.

Non tutti gli insulti, però, sono reato ed è importante, come evidenziato dal portale “La legge per tutti“, che la vittima sia identificabile per il pubblico e che non debba trattarsi di un normale esercizio del diritto di critica. Il dipendente non può ledere l’immagine dell’azienda per la quale lavora con post offensivi o screditano i servizi offerti dalla stessa, altrimenti può rischiare il licenziamento. Il datore di lavoro, però, deve prima dare la possibilità al dipendente di difendersi, altrimenti rischia l’illegittimità del provvedimento disciplinare. Una sentenza del Tribunale di Milano ha spiegato che gli insulti ledono il rapporto di fiducia tra il dipendente e l’azienda. Non si può procedere, invece, al licenziamento se ci sono forti conflitti tra i lavoratori e l’azienda: questa linea è stata usata dal Tribunale di Velletri per una sindacalista.

Su Facebook, però, si rischia anche di essere “smascherati”: una donna ha perso il diritto al mantenimento dell’ex coniuge dopo la separazione perché ha scritto di lavorare in un locale notturno, percependo mille euro a serata; sui social si potrebbero trovare anche le prove di infedeltà, ma se la crisi è pregressa non scatta alcun addebito, mentre se è plateale si può arrivare al risarcimento del danno.

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