MALATI PSICHICI IN FAMIGLIA/ Dal Regno Unito all’Italia: l’esperienza delle “vite condivise”

- La Redazione

Malati psichici in famiglia, dal Regno Unito all’Italia aumentano le esperienze di chi ospita persone in difficoltà. Per lo Stato è un risparmio economico

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Immagini di repertorio (LaPresse)

Aiutare persone in difficoltà e abbattere i costi dell’assistenza sanitaria: sono questi gli obiettivi di esperienze in cui malati psichici vengono accolti in famiglia. In Gran Bretagna è attivo il progetto Shared Lives che, come riporta La Stampa, coinvolge 12.000 persone in altrettante famiglie. Si tratta di un’accoglienza famigliare pagata per persone con difficoltà di varia natura, dalla malattia mentale alla disabilità psichica. Le famiglie che accolgono queste persone in difficoltà non solo offrono loro una camera da letto ma dedicano loro anche del tempo. Shared Lives è un progetto che si inserisce nelle opportunità della sharing economy: se mancano le risorse vengono organizzate forme di mutuo aiuto come questa dell’accoglienza di malati psichici in famiglia. Inoltre progetti come Shared Lives riducono i costi statali legati all’assistenza clinica di pazienti con problematiche croniche.

Anche in Italia esistono esperienze come quella inglese. Si tratta del progetto Iesa, Inserimento Etero-familiare Supportato di Adulti sofferenti di disturbi psichici, attivo dalla fine degli anni ’90. Il servizio, come racconta La Stampa, fu creato nel 1997 prima sul territorio di Collegno, in provincia di Torino, e poi esteso ad altre città italiane, tra cui Firenze, Treviso, Bologna, Modena, Lucca, Pisa, Barletta, Oristano. E’ stato riconosciuto come buona pratica clinica e quest’anno 2017 è previsto inoltre l’allargamento del modello Iesa a tutte le Asl della Regione Piemonte. Quella dei malati psichici in famiglia rappresenta un’alternativa valida alla pratica del ricovero cronico e della lungodegenza in strutture protette e anche un risparmio economico: il mantenimento di un ospite all’interno di una famiglia costa infatti allo Stato fino ad un massimo di 1700 euro al mese mentre se la stessa persona fosse residente in una struttura protetta, la sua permanenza potrebbe arrivare a costare 2/3 volte tanto, fino a un massimo si 6000 euro al mese.



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