HAITI, LA PRIGIONE INFERNALE/ Video, a Port-au-Prince, 80 persone denutrite in una cella da 20: niente cesso e dormono 4 in un letto

- La Redazione

Prigioni ad Haiti: le condizioni dei carcerati di Port-au-Prince sono indicibili. Ammassati in celle troppo piccole, denutriti e a rischio infezioni: detenuti in attesa di un processo, video

carceresbarre
Immagini di repertorio

Assomigliano ad un Inferno in terra le prigioni di Port-au-Prince, il complesso carcerario più grande di Haiti visitato da Kelly Mac Laughlin per il “Mail on Line”. Le scene che ci si trova davanti percorrendo i corridoi del penitenziario consentono addirittura di rivalutare la vergognosa situazione delle carceri in Italia, denunciata a più riprese e da più parti. Si possono incontrare detenuti in condizioni di salute precarie: emaciati, denutriti, a rischio infezioni o già infetti. Per 22 ore al giorno in 80 sono costretti a restare in una cella che potrebbe contenerne al massimo 20: le condizioni sono a dir poco disumane. Per le scarse condizioni d’igiene e per la malnutrizione non è un caso che siano morti in 21 soltanto il mese scorso. Eppure i resti di chi non ce l’ha fatta sono vivissimi, alla portata di tutti: il corpo di un detenuto staziona nel cortile del penitenziario Port-au-Prince, accomodato su una lettiga e coperto da un telo, unica protezione contro le intemperie. Nelle celle, in una cuccetta dormono mediamente 4 persone: gli altri si arrangiano allogiando su un’amaca, mentre ai nuovi arrivati viene concesso soltanto il pavimento freddo e sporco. A questo si aggiunga che per 2 volte al giorno si mangia pressoché soltanto riso, che per defecare, in assenza di latrine, si debbano utilizzare delle buste di plastica; che quando mancano acqua o cibo debbano essere i detenuti a pagare le spese. I momenti di “ricreazione”, se così si può chiamare il tempo trascorso all’aria aperta del cortile, vengono utilizzati soltanto per una partita a carte, ma c’è chi prova anche a sgranchirsi i muscoli, messi a dura prova dagli spazi stretti che contraddistinguono la condivisione. Detenuti sì, ma poi per cosa? L”80% dei carcerati, spiega la Mac Laughlin, è dietro le sbarre in attesa di un processo, non è mai stato condannato. E nel sistema penale più congestionato del mondo possono passare 8 anni prima di arrivare davanti a un giudice. Fino ad allora, chiosa la giornalista del Mail, “se non ti uccide lo squallore, muori comunque pazzo, con la prospettiva della detenzione preventiva indeterminata”. Clicca qui per il video delle prigioni da Inferno ad Haiti!



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori