MADRE CORAGGIO / Niente aborto per la figlia malata terminale: salverà altre vite con gli organi

- La Redazione

Madre coraggio: niente aborto per la figlia malata terminale, nascerà e in poche ore potrà salvare altre vite con i suoi organi. La storia di Eva e della madre coraggiosa Keri Young 

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Immagine di repertorio (Foto: LaPresse)

Un caso che va al di là della “semplice” lacrima di commozione ma racconta invece la storia di una madre che con coraggio ha deciso di amare fino in fondo la propria figlia nascitura: amarla così tanto di volerla fare nascere, nonostante la malattia terminale di cui è affetta la bimba, per poi anche donare i suoi piccoli organi e salvare così altre vite. Negli Stati Uniti il caso che ha sconvolto, per una volta in dissonanza da quanto solitamente avviene in questi casi: giovane donna rimane incinta, una rara malattia costringe all’amara e drammatica constatazione. “La piccola non potrà sopravvivere perché affetta da una gravissima malattia”: il risultato di norma prevede anche per proteggere la madre, l’aborto immediato per evitare ulteriori complicazioni. Bene, per Keri Young la scelta è stata diversa: la bimba potrà sopravvivere solo poche ore dopo la nascita, ma la mamma porterà a termine comunque la gravidanza per poter almeno donare gli organi della figlia. La piccolina è affetta da anencefalia, patologia congenita che comporta l’assenza dei centri nervosi che controllano numerose funzioni vegetative e movimenti volontari. In pratica per la piccola Eva una nascita senza il cervello e la condanna immediata: la giovane madre ha però voluto fare una scelta “rivoluzionaria”.

«Questo è il perfetto cuore di nostra figlia. Ha piedi, mani, reni e fegato perfetti. Sfortunatamente non ha un cervello perfetto”, scriveva il 16 dicembre scorso Kery, allegando l’immagine dell’ecografia. “Non è stata una decisione facile. Per le prossime 20 settimane sentirò il sui calci, il singhiozzo”, si legge sul post, “come si può immaginare siamo devastati”, ma “stiamo provando a vedere gli aspetti positivi di questa situazione, amare il tempo che possiamo condividere con Eva, ed essere grati per l’impatto che avrà sul mondo». Una storia che in tanti negli States definiscono un esemplare caso di altruismo; sicuramente, non lo neghiamo, è così ma forse per un motivo leggermente diverso da quanto si potrebbe ritenere. Dietro infatti riteniamo esserci una scelta un’amore a sé e alla propria condizione di essere madre e in secondo luogo la voglia di dare una possibilità di bene a quel piccolo “scricciolo” così sfortunato ma anche così miracolosamente portatore di un bene per il mondo, sotto forma di organi sani. Amare la propria figlia fino a vederla compiere il suo destino, anche se breve: e poi la scelta di quel nome, Eva, che non può non portare alla mente quella incredibile tradizione di “madre” di tutti i viventi. La piccola neonata potrà vivere qualche ora ma “ridarà” la vita a tante altre piccole persone come lei, proprio come la “prima” Eva… (Niccolò Magnani)



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