TERREMOTO/ Le casette agli sfollati? No-sì-forse, ecco la soluzione che manca al governo

- Fabio Capolla

I moduli abitativi non sono ancora disponibili per migliaia di sfollati, mentre sulla costa adriatica gli albergatori sono preoccupati per la stagione turistica. FABIO CAPOLLA

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LaPresse

Quando di un film si fa un sequel nella maggior parte dei casi si rimane delusi. Le aspettative sono tante ma poi la delusione spesso è maggiore. Non possiamo certamente paragonare la tragedia di un terremoto che ha portato morte e devastazione al sequel di un film, ma quello che sta accadendo nella gestione del post-emergenza è deludente. Nulla a che vedere con l’organizzazione messa in piedi dopo il terremoto del 2009 all’Aquila.

Le dichiarazioni, “rubate” ma vere, al commissario Errani fanno una fotografia reale di quanto sta accadendo. La visibilità e l’autorità che l’ingegner Fabrizio Curcio ha come capo della Protezione civile lascia un po’ il tempo che trova. Mentre i Map, i moduli abitativi provvisori, sono ancora una chimera per migliaia di sfollati, gli albergatori della costa sono preoccupati dal fatto di non avere camere libere in vista della stagione estiva, e soprattutto non sanno come gestire le prenotazioni. La presenza dei terremotati un po’ disturba, anche se molti alberghi hanno fatto il sold out in stagioni in cui, negli anni passati, erano addirittura chiusi.

Film già visto, in edizione migliore. La stessa cosa accadde anche all’Aquila 2009, ma in quell’occasione l’organizzazione fu diversa, migliore e con tempi decisamente più ristretti. Il terremoto che ha colpito Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo, ha avuto lo scorso mese di agosto il suo inizio. Oggi, a febbraio, sono passati sei mesi, e ne mancano ancora due abbondanti prima dell’inizio della stagione per gli alberghi della costa adriatica. Il terremoto dell’Aquila accadde nel mese di aprile, a ridosso dell’apertura della stagione estiva per gli albergatori. Oggi centinaia di albergatori richiedono indietro le stanze occupate dagli sfollati, non vogliono perdere la clientela estiva, quella che sceglie le spiagge italiane per le tanto agognate ferie. I dati Istat relativi al 2015 raccontano che in provincia di Ascoli Piceno sono 1.901 le imprese turistiche, per oltre 380mila arrivi annui; in quella di Fermo 1.217 imprese per 238mila arrivi. In Abruzzo regina è la provincia di Teramo, con 2.790 imprese e 548mila arrivi. Se ci spostiamo in Umbria nella provincia di Perugia sono registrate a Unioncamere 4.972 imprese e gli arrivi superano abbondantemente i due milioni di persone. Numeri che corrispondono a un’industria turistica che è fulcro del Centro Italia e che in parte giustificano le preoccupazioni degli operatori.

Ma anche nel 2009 i problemi furono gli stessi. Eppure il 21 aprile, a quindici giorni dal terremoto, accaduto il 6 aprile, quando si era detto che gli sfollati negli alberghi, oltre 30mila persone, dovevano lasciarli liberi entro il 31 maggio, una riunione risolse tutto. Allora c’era maggiore potere decisionale. L’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, sottoscrissero una convenzione che stabilì che gli sfollati sarebbero potuti rimanere a oltranza. Il ristoro agli albergatori variava dai 38 ai 48 euro quotidiani.

In molti, inizialmente, protestarono per l’esiguità della somma. Molti, successivamente, si accorsero di aver avuto il tutto esaurito non solo nelle settimane clou dell’estate ma anche in tutti i mesi, compresi quelli morti quando gli alberghi venivano chiusi. Certo ci fu un effetto negativo negli anni a seguire, quando il marketing territoriale ha dovuto reinventare l’appeal per far scegliere l’Abruzzo come luogo di vacanza. Ma stando ai dati 2015 tutto è tornato alla normalità, con un incremento ulteriore nel 2016.

Nelle Marche in sei mesi non si è stati capaci di fare quello che Bertolaso programmò nei primi quindici giorni post-sisma, quando ancora si era in piena emergenza, appena due giorni prima del Consiglio dei ministri in cui Berlusconi presentò il cosiddetto Progetto Case, che avrebbe garantito in sei mesi 4.449 alloggi per altri 15mila aquilani senza tetto (progetto avviato il 16 maggio 2009 con consegna delle prime case a novembre dopo sei mesi). Nelle Marche, a sei mesi, Errani gioca ancora a rimpiattino, incapace di dare i Map a un numero di sfollati esiguo rispetto all’Aquila.

Fortunatamente nelle ultime ore si vede un segnale positivo. Sarebbero stati individuate strutture disponibili ad ospitare i terremotati fino al 31 dicembre prossimo. 4.300 posti letto, numeri di gran lunga minori rispetto al 2009. La Regione Marche, tramite l’assessore regionale al Turismo, Moreno Pieroni, ha diffuso il dato dopo una riunione del tavolo operativo presso l’assessorato al Turismo, con Protezione civile e associazioni di categoria. Attualmente il numero totale degli sfollati ospitati in strutture ricettive è di circa 5.500 persone.

Dietro ogni numero c’è una persona che ha vissuto il dramma del terremoto, che ha perso la propria abitazione, che non vive più la quotidianità a cui era abituata. Chi si occupa di queste cose non riesce a pensare ai numeri, figurarsi se riesce a immedesimarsi nella vita di ogni giorno di lavoratori, bambini, anziani, mamme. Persone che continuano a vivere con l’angoscia delle scosse di terremoto, che non sono finite, che continuano, anche se non se ne parla più. Il 23 febbraio una decina di scosse nell’arco di una giornata, la più forte di magnitudo 3.5. Una decina tra il 2 e il 2.8 nelle ultime 24 ore. Quanto basta per rimanere in apprensione, con gente che ha la casa agibile ma ha paura. E preferisce continuare a sfidare il freddo della notte dormendo in macchina.

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