23enne aggredita a Firenze / Scarcerato dopo 2 giorni l’aggressore: Giorgia Meloni ne chiede l’espulsione (Oggi, 28 febbraio 2017)

- La Redazione

23enne aggredita a Firenze, l’aggressore indiano scarcerato dopo due giorni: ultime notizie di oggi 28 febbraio 2017, non c’erano gli estremi per lo stupro. Polemiche contro il gip

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Immagini di repertorio

La vicenda che vede suo malgrado protagonista la 23enne che è stata aggredita a Firenze non sta facendo discutere solo l’opinione pubblica. Anche nel mondo politico, infatti, si è aperto il dibattito sulla scarcerazione dell’aggressore dopo due giorni: oggi è, ad esempio, intervenuta su Facebook il leader di Fratelli D’Italia, Giorgia Meloni. «Siamo alla follia. È inaccettabile avere uno Stato che non difende la sicurezza dei suoi cittadini e che si schiera sempre dalla parte dei criminali» ha scritto Meloni sulla sua pagina social. Poi ha avanzato una richiesta al ministro dell’Interno Minniti a nome del suo partito: deve «espellere immediatamente questo straniero violento per motivi di sicurezza». Al ministro della giustizia Orlando, invece, ha chiesto «di fare luce sull’inaccettabile decisione del tribunale di Firenze». Clicca qui per visualizzare il post di Giorgia Meloni su Facebook.

Il caso della 23enne aggredita a Firenze nella notte tra il 21 e il 22 febbraio scorso arriva ad una inquietante novità: l’aggressore, Harwinder Singh, il cittadino indiano di 29 anni, è rimasto in carcere solo 48 ore dopo aver cercato di aggredire e strangolare la ragazza per fortuna rimasta in vita. Il gip Francesco Bagnai, che lo ha interrogato venerdì 24 nel carcere di Sollicciano, «ha convalidato il suo arresto per il solo reato di lesioni personali aggravate ma non per quello di tentata violenza sessuale, non ha accolto la richiesta del pm Sandro Cutrignelli di tenerlo in carcere e gli ha applicato la ben più lieve misura dell’obbligo di dimora a Fiumicino, dove Singh ha detto di lavorare come bracciante, con divieto di uscire fra le 20 e le 7», riportano le fonti di Repubblica Firenze. La ragazza gettata a terra con violenza e quasi soffocata dal laccio che l’uomo stringeva con estrema forza – è riuscita a reagire sferrando calci all’inguine e alla testa dell’aggressore e a gridare aiuto, facendo accorrere due operatori del Quadrifoglio: per questo motivo, probabilmente, non ci sono stati i tempi e la possibilità di violenza carnale nei suoi confronti. Il gip ha rilevato non esserci gli estremi per una violenza sessuale, anche se resta il reato di lesioni personali aggravate. 

Uno degli elementi maggiormente a carico il ragazzo indiano arrestato e poi scarcerato dopo aver aggredito la ragazza 23enne di Firenze, sono le parole che avrebbe riferito alla guardia di Finanza subito dopo l’arresto, «Ho aggredito la ragazza perché me la volevo scop…». Secondo i finanzieri, Singh, in Italia da sei anni, è in grado di comprendere e di parlare perfettamente l’italiano. Ma per il gip le sue dichiarazioni alla pg non sono convincenti, “perché in effetti Singh non parla bene l’italiano, anzi non lo parla quasi affatto e inoltre si trovava in una situazione di evidente costrizione”. La versione del ragazzo indiano è molto chiara, anche se gli avvocati dell’accusa non lo ritengono sincero: «stavo andando verso la stazione ma mi sono  perso e ho chiesto indicazioni a una coppia in bicicletta che mi hanno strappato il cellulare. Quando mi sono accorto che la ragazza che ho aggredito non era la stessa che mi aveva rubato il cellulare l’ho lasciata andare. Ero ubriaco e quindi non ricordo esattamente tutto. Ma io volevo solo recuperare il cellulare, ho provato a spiegarlo alla polizia e alla guardia di finanza ma non mi hanno neanche ascoltato, mi hanno picchiato e non mi facevano parlare». La ragazza interrogata da un lato conferma che il ragazzo indiano stava digitando su un cellulare prima di aggredita, dall’altro smentisce su tutto il resto: lei non era in bici ma a piedi, e poi afferma che l’uomo non fosse per nulla ubriaco. Insomma la spiegazione del gip non convince proprio nessuno: «”La custodia cautelare in carcere è sproporzionata rispetto al reato per il quale ricorrono i gravi indizi», con il tentativo di strangolamento che ha fatto gridare allo scandalo dopo la decisione della Procura di Firenze, in attesa del processo.

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