Caso Shalabayeva/ Sette rinvii a giudizio, nell’inchiesta anche Alfano: parla la kazaka rimpatriata

- La Redazione

Caso Shalabayeva: sono undici le persone rinviate a giudizio per il rimpatrio della moglie del dissidente kazako Muxtar Äblyazov. Le motivazioni e la ricostruzione della vicenda.

Shalabayeva_R439
Shalabayeva e famiglia

Nell’inchiesta sul caso Shalabayeva entrò anche l’allora ministero degli Interni (ora agli Esteri) Angelino Alfano: Le due cittadine kazake furono prelevate dopo una irruzione nell’abitazione di Casal Palocco il 29 maggio 2013 dove la donna risiedeva, effettuata dalle forze dell’ordine. La polizia cercava suo marito e non per finalità di prevenzione e repressione dell’immigrazione irregolare. Il caso aveva poi coinvolto il ministro dell’Interno Angelino Alfano, oggetto di interrogazioni e di una mozione di sfiducia, poi respinta dal Parlamento. Come riporta la Procura di Perugia, il reato di sequestro è contestato all’ex ambasciatore Andrian Yelemessov e due funzionari (che godono dell’immunità diplomatica, dunque non sono processabili), per quanto riguarda gli italiani, gli altri reati vengono contestati agli operativi, come se di fatto avessero ubbidito a un ordine venuto da rappresentanti stranieri, come riporta Il Fatto Quotidiano. Le parole della stessa Shalabayeva sono importanti e messi a referto: «Mi dissero che dovevo lasciare la bambina a un ucraino che lavorava per noi. Dissi che preferivo portare mia figlia con me. Ci fecero salire su un aereo – aveva raccontato la donna – senza documenti né passaporto. Era un aereo privato e molto lussuoso. Dopo sei ore di volo atterrammo ad Astana».

Qualcuno dovrà pagare per il trattamento riservato ad Alma Shalabayeva: è questo il senso della decisione della Procura di Perugia, che ha sancito il rinvio a giudizio di undici persone nell’ambito del rimpatrio della moglie e della figlia del dissidente kazako Muxtar Äblyazov, avvenuto la notte tra il 28 e il 29 maggio 2013. A finire a processo, secondo le intenzioni della procura perugina, come riportato da La Repubblica, saranno Renato Cortese, neo-questore di Palermo, ed ex capo della Squadra mobile di Roma, Maurizio Improta, già capo dell’ufficio immigrazione e attuale questore di Rimini, cinque funzionari di polizia e il giudice di pace Stefania Lavore. Ad essere indicati nelle determinazioni del procuratore di Perugia Luigi De Ficchy e dei pm Massimo Casucci e Antonella Duchini sono anche tre esponenti della diplomazia kazaka, tra cui l’allora ambasciatore Andrian Yelemessov. Ricordiamo che la vicenda del rimpatrio di Alma Shalabayeva, imbarcata in fretta e in furia su un volo per il Kazakistan con la motivazione che i suoi documenti di soggiorno non erano validi, era scaturita dal tentativo di sorprendere con un blitz che coinvolse 50 poliziotti in borghese il dissidente del governo Nazarbaev, Muxtar Äblyazov. L’atteggiamento dell’Italia mise in forte imbarazzo l’allora titolare del Viminale Angelino Alfano e il 18 luglio 2013 arrivò anche l’apera condanna da parte dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani che riscontrò una similitudine con la pratica illegale della “extraordinary rendition”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori