VISTI DALL’IRAQ/ Bustarelle per entrare in Italia? L’inchiesta tra profughi e potenziali terroristi

- La Redazione

Visti a pagamento: all’ambasciata italiana ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, 152 ingressi sono sotto esame da parte della Farnesina. Per entrare in Italia bastano delle bustarelle?

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Peshmerga curdi (Foto: Lapresse)

Mentre l’Europa dibatte per regolamentare il flusso di ingresso nell’area Schengen di profughi e migranti, e allo stesso tempo studia nuove misure per impedire l’arrivo di potenziali terroristi, ecco che è pronto a scoppiare la grana dei visti a pagamento nel Kurdistan iracheno, una delle zone più instabili dell’intero scacchiere. Secondo quanto scrive Lorenzo Cremonesi per Il Corriere della Sera, infatti, pare si stia instaurando una pratica per cui chi vuole lasciare le zone di conflitto aggira la Visametric, l’agenzia deputata a preparare le domande ufficiali, e pagando bustarelle 10mila euro ai funzionari degli sportelli, anziché i canonici 90 euro indicati dai prezziari, riesce ad ottenere il tanto agognato lasciapassare. La capitale di questo presunto malaffare è l’ambasciata italiana ad Erbil dove, secondo il racconto dei curdi, “si devono versare soldi, tanti soldi in contanti. Altrimenti non riesci neppure a far giungere le tue pratiche agli sportelli del consolato”. Nel mirino della Farnesina, che prima di Natale ha aperto un’inchiesta per cercare di capire cosa stesse avvenendo, ci sono addirittura 152 visti. Un numero preoccupante considerato che fonti ben informate hanno rivelato a Il Corriere della Sera che “molti tra coloro che hanno ottenuto il visto in modo irregolare sono cittadini curdi locali. Ma quasi la metà sarebbero arabi iracheni e tra loro anche tanti profughi siriani. La questione si fa delicata. Pare infatti che alcuni di questi ultimi fossero stati rifiutati da altri consolati europei per motivi di sicurezza. Con gli italiani invece è stato sufficiente pagare”. Nel frattempo, interpellato sulla questione, il nuovo portavoce del ministero degli Esteri, Marco Peronaci, risponde:”Siamo ben al corrente del problema. E infatti attendiamo i risultati dell’ inchiesta organizzata dalla Farnesina. Se i sospetti dovessero venire provati, se ne dovrebbe occupare la Procura di Roma. Va detto che la questione era stata segnalata con urgenza già a fine estate dalla nostra console, Alessandra Di Pippo, che, sebbene fosse arrivata a Erbil da poco tempo, ne aveva subito colto la gravità”. 



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