ADOZIONI GAY/ Nuova sentenza: riconosciuta la stepchild adoption a coppia di donne

Nuova sentenza a favore di una coppia gay che ha riconosciuto loro la stepchild adoption, aggirando nuovamente la legge in materia che non la riconosce ecco di cosa si tratta

14.03.2017 - La Redazione
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Immagini di repertorio (LaPresse)

Dopo la clamorosa sentenza di Firenze di qualche giorno fa, che riconosceva a una coppia di uomini (italiani ma residenti in Inghilterra) di adottare due fratellini riconoscendo la famiglia gay di fatto anche nel nostro paese, una nuova sentenza spiana definitivamente, anche se la legge dice il contrario, la stepchild adoption a una coppia di lesbiche. Le due donne hanno avuto una figlia con la fecondazione eterolga e il tribunale di Roma con sentenza in appello ha riconosciuto a entrambe il diritto di essere madri, ufficializzando così il riconoscimento da parte di una coppia gay ad avere figli. Due anni di battaglia legale e adesso la procura ha anche rinunciato a fare ricorso chiudendo così il caso. L’avvocato della coppia: “Oggi è stato riconosciuto il diritto a ‘essere figlia’ ad una minore ed ad essere ‘genitori’ ad una coppia di donne. Si tratta di una sentenza importante perché apre la strada a tante coppie omosessuali. Con questa decisione è stato riconosciuto il rapporto consolidato tra il minore e la madre adottiva: viene riconosciuta l’adozione di una bambina da parte della compagna attuale della sua madre biologica”. Il commento della mamma non biologica: “La bambina che mi ha sempre chiamato mamma, adesso la mamma, l’altra mamma, ce l’ha per davvero, anche per lo Stato. Potrò stracciare la delega che mi permette di andare a prenderla a scuola. Potrò rifare i documenti, metterci anche il mio nome e partire con lei. Potrò esserle accanto senza che nessuno si possa domandare chi sono”. Naturalmente che a una bambina sia vietato il diritto naturale di crescere con una figura maschile non frega niente a nessuno, tantomeno ai giudici che hanno trovato di nuovo il modo di raggirare la legge, anche grazie a quella zona grigia che la legge sulle unioni civili ha lasciato appositamente per far sì che i giudici possano trovare il modo di aggirarla.



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