MASSIMO BOSSETTI / Yara Gambirasio: l’asso della difesa in vista dell’Appello sul presunto fratellastro

- La Redazione

Massimo Bossetti, ultime news: la vita in carcere da “dannato” del presunto assassino di Yara Gambirasio in attesa dell’inizio del processo d’Appello a suo carico.

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Massimo Bossetti, omicidio Yara Gambirasio

Il caso di Massimo Bossetti continua ad infiammare l’opinione pubblica anche in vista dell’imminente processo d’Appello che lo vedrà protagonista, pronto a difendersi dell’accusa di omicidio di Yara Gambirasio. Nella passata puntata di Quarto Grado si è a lungo discusso del presunto fratellastro di Bossetti, vero assassino della 13enne. Esiste realmente? Il genetista e consulente della difesa Bossetti, Marzio Capra, ha commentato che potrebbe esistere sicuramente. A quasi tre anni dal suo arresto, dunque, la difesa del muratore di Mapello è pronta a calare un importante asso nella manica: il Dna di Ignoto 1 cioè dell’assassino, trovato nella traccia 31G20 sui leggings e sugli slip di Yara Gambirasio non apparterrebbe a Bossetti ma a un suo fratellastro. Secondo capra, dunque, il Dna di Ignoto 1 non apparterrebbe all’uomo condannato all’ergastolo, bensì ad un uomo, figlio così come Bossetti dell’autista di corriere della bassa bergamasca, Giuseppe Guerinoni, ma la cui madre non sarebbe affatto Ester Arzuffi, bensì un’altra donna. Si tratterebbe della fantomatica amante di Guerinoni a cui gli inquirenti hanno dato a lungo la caccia nei mesi delle indagini.

Tenut a distanza dagli altri carcerati, ineccepibile nei rapporti con i secondini e di nuovo muratore: per Massimo Bossetti il carcere è vita quotidiana da molti mesi, e in attesa del processo d’Appello, emergono nuovi dettagli della sua vita dietro le sbarre dopo i fatti non cert edificanti per gli altri detenuti del lanci di pietre contro Bossett (come raccontiamo qui sotto). Come riporta Bergamo News, il condannato partecipa con entusiasmo alle attività lavorative. «Dove dimostra una marcia in più. Gli hanno chiesto di abbattere un muro di una cella, per allargare lo spazio dedicato a un salone. Nel giro di poche ore, aveva portato a termine l’ impresa. «Puoi anche rallentare…», gli hanno detto gli agenti». Continua il lavoro che faceva fuori al carcere prima della drammatica vicenda di Yara Gambirasio, un carpentiere dedito al lavoro che sgobba senza lamentarsi; «Poche parole. Un invisibile. Tanto che non è prevista una sorveglianza straordinaria», racconto dalla galera chi lo segue tutti i giorni. Non sembra toccato da quanto accade intorno, anche se proverà in tutti i modi a dimostrarsi innocente nel secondo (e previsto) lunghissimo processo d’appello.

Manca sempre meno all’inizio del processo d’Appello a carico di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato all’ergastolo per l’omicidio e l’occultamento di cadavere di Yara Gambirasio. Dal giorno della sua condanna sono trascorsi ormai oltre otto mesi e sin dal suo arresto l’uomo ha sempre ribadito la sua innocenza nonostante la prova regina del Dna lo incastri alle sue responsabilità. Eppure, in carcere a Bergamo, Bossetti deve fare i conti con una serie di episodi che lo accomunano ad altri 17 detenuti. Sono i cosiddetti “dannati”, coloro che al pari del carpentiere si trovano in una sezione particolare occupata solo da chi deve rispondere di reati a sfondo sessuale. Soggetti che generalmente non godono affatto delle simpatie degli altri detenuti, come dimostrato anche da un recente episodio che si è verificato nei giorni scorsi e riportato nelle passate ore dal quotidiano Libero. Proprio durante l’ora d’aria, qualcuno avrebbe lanciato contro Bossetti ed il gruppo di detenuti in carcere per reati a sfondo sessuale una pietra. Un gesto eloquente ma che di fronte al quale il presunto assassino di Yara Gambirasio non avrebbe mosso un muscolo. Nessuna reazione, dopo la caduta della sasso a pochi metri da lui. Il suo comportamento è stato definito “ineccepibile” in più occasioni, come ribadito anche dall’avvocato Claudio Salvagni che insieme al collega Paolo Camporini formano la difesa del carpentiere. La medesima descrizione arriva anche dalla difesa della sorella e della madre Ester Arzuffi, alle quali Massimo Bossetti non intende dare alcun tipo di preoccupazione. La sola tensione percepita è infatti legata all’inizio del processo d’Appello (ormai imminente) con il quale lo stesso Bossetti insieme ai suoi difensori sperano di poter presto ribaltare la sentenza di condanna giunta al termine del primo grado, lo scorso 1 luglio. Ma come si svolge, nel frattempo, la vita in carcere per Massimo Bossetti? Don Fausto Resmini, il cappellano del penitenziario ha ribadito l’atteggiamento positivo del detenuto: “Da quando si è allentata la pressione dei media, Massimo sembra davvero più sereno”. Nessun problema è stato finora manifestato neppure da parte degli agenti che hanno confermato la sua partecipazione costante alle varie attività. Non fuma, non dà fastidio (per lui non è prevista una sorveglianza straordinaria), ogni tanto ha ancora qualche scambio epistolare, sebbene pare si siano interrotte le lettere inviate a Gina, la detenuta che tanto aveva fatto scandalo nei mesi scorsi. Eppure, dietro questo scorcio di “inferno” nel quale da mesi si trova a vivere Bossetti nei panni di ergastolano e “dannato”, emerge un isolamento i cui confini sono piuttosto tangibili rispetto agli altri detenuti. Gli stessi che oggi gli tirano le pietre e al cospetto delle quali lui, “calmo” e “già abbronzato”, non avrebbe avuto alcuna reazione nel vedere il masso superare il muro di cinta e cadere a poca distanza da dove si trovava.

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