LETTERA DI UNA MADRE/ Mio figlio gay vuole un bambino con l’utero in affitto: non mi do pace

- La Redazione

Utero in affitto: lettera di una madre al figlio gay che intende avere una famiglia: “maternità surrogata sfrutta e osteggia la donna, preferisco l’adozione per coppie gay e lgbt”

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Immagini di repertorio (LaPresse)

Dopo la sentenza sui papà gay che permette l’adozione dopo utero in affitto, i casi e le discussioni in Italia hanno preso una impennata nel giro di poche settimane. Sul Corriere della Sera, nel blog dedicato al mondo femminile, è intervenuta una madre di un figlio omosessuale che ha voluto condividere con il pubblico lettore una storia tanto complessa quando potenzialmente discutibile. Il confronto sulla maternità surrogata è ancora una volta il centro nodale delle vicende in questi ultimi tempi sul campo dei cosiddetti temi etici: una donna come tante scrive così, a riguardo del desiderio del figlio gay di volere avere una famiglia e dei figli. «Sono la madre di un ragazzo gay. L’ho capito presto. Prima di lui. Ha 28  anni, lavora e vive da solo. Fra i suoi obiettivi, fra qualche anno c’è quello di fare una famiglia, avere dei figli. Li vuole proprio e scarta a priori possibili fidanzati che non contemplino questa opportunità. Come, chiedo io. Ovvio, con l’utero in affitto. Ed io che l’utero ce l’ho e so cosa significhi diventare grembo e nido, rimango in perplesso silenzio. Non discuto ma è ovvio che neanche si pone il problema», scrive la donna che si firma solo con le iniziali sul blog “La 27ora” del Corriere della Sera. Un silenzio infatti, un tema davvero ostico che getta numerosi interrogativi se si sceglie di evitare il diretto pregiudizio pro o contro scelte del genere;

«È un contratto, la madre scelta per le caratteristiche genetiche. Non penso al futuro del mio ipotetico nipote, starà bene e sarà amato, non ho dubbi.Penso a noi donne, quando è successo che abbiamo scollegato l’utero dal cuore? È sufficiente che la scienza renda possibile l’inimmaginabile per trasformarci in asettiche incubatrici? Sto zitta, ascolto e rispetto e comprendo il suo desiderio. Ma sentirei immensamente più naturale e rispettosa l’adozione per le coppie omosessuali», conclude la donna realmente addolorata per una scelta del figlio che ritiene “lesiva” nei confronti delle donne in generale. Gli interrogativi però sono di duplice profondità: da un lato quanto espresso dalla donna getta interessante luce su come la gestazione surrogata sia tutt’altro che una vicenda “semplice” che una donna vive senza alcun condizionamento di madre. Ma in secondo luogo vi è un tema che spesso viene eluso dal dibattito: realmente l’uomo può ed è giusto che ottenga piena soddisfazione per ogni desiderio possibile che lo riguarda? Vale tanto per i gay quanto per gli eterosessuali quanto per l’uomo in quanto tale: la libertà vera e autentica è davvero il completo assecondare qualsivoglia desiderio personale?



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