SCHIAVE ROMENE A RAGUSA/ Il Guardian denuncia: segregate e violentate nelle campagne, impennata di aborti

- La Redazione

Schiave romene a Ragusa, segregate in campagna e violentate: il caso shock denunciato dai media britannici! Le ultime notizie di oggi, 18 marzo 2017, su un fenomeno dilagante in Sicilia

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Immagine presa dal web

Quella dei campi di Ragusa è una realtà fatta di schiavismo, segregazione, festini, aborti e ipocrisia. Lì dove vengono prodotti i pomodori tanto apprezzati anche all’estero, cinquemila donne dell’Est vengono rese schiave e vittime di ogni genere di violenza sessuale. Tutti sanno, ma nessuno denuncia: la vicenda è stata trattata tre anni fa dall’Espresso, che è tornato in Sicilia per scoprire che purtroppo nulla è cambiato. Anzi, l’agricoltura si è trasformata in illegalità, visto che le imprese ricevono un migliaio di euro in cambio di false assunzioni. Il datore certifica il lavoro per 101 giorni in cambio di denaro e così si ottengono benefici previdenziali e assicurativi per un anno. Questa truffa è costata solo lì e solo nel 2016 ben 8,5 milioni di euro.

Il lavoro fittizio si mescola con quello in nero a Ragusa, dove ci sono anche le schiave: si tratta di donne rumene costrette a vivere in baracche e casolari di fortuna, dove i padroni dispongono dei loro corpi. Nel silenzio vengono consumati festini e aborti: l’unico a denunciare è don Beniamino Sacco. Si configura così la violazione dei diritti umani, oltre a quella della dignità del lavoro. La Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali del Senato ha deciso fare chiarezza, quindi ha pianificato una missione con audizioni nelle prossime settimane. «Abbiamo il dovere di indagare su quali siano le reali condizioni di occupazione, lo sfruttamento in particolare sulla manodopera femminile», ha dichiarato la presidente Camilla Fabbri.

Il caso, però, sta indignando anche all’estero, visto il risalto che ha dato il Guardian recentemente alla vicenda: il quotidiano britannico ha interpellato anche la professoressa Alessandra Sciurba, dell’Università di Palermo, che nel 2015 ha partecipato alla stesura di un report sugli abusi subiti dalle donne romene in Sicilia. Le loro condizioni attuali, anzi, sono peggiorate. Per il sostituto procuratore Valentina Botti si tratta di un fenomeno enorme: «Migliaia di donne romene sono state vittime di abusi, ma sono poche quelle che si fanno avanti per denunciarli. Molte donne accettano gli abusi come sacrificio personale per mantenere il lavoro. Rapimenti, abusi sessuali e schiavismo sono i tre maggiori crimini che abbiamo riscontrato con le nostre indagini».

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