OSPEDALE DEGLI ABORTI / Padova, una sola clinica per tutte le interruzioni di gravidanza

- La Redazione

Ospedale degli aborti, Padova: in una sola clinica tutti i medici non obiettori di coscienza che possono praticare l’interruzione di gravidanza. Ultime notizie e storia choc

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Foto dal web
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Sarà a Padova, nella provincia veneta, e sarà il primo ospedale per soli aborti: in sostanza, sta per nascere nel Padovano per soli medici non obiettori, gli 8 ginecologi della provincia che accettano la pratica legale dell’aborto. Lo rivela questa mattina il Gazzettino in prima pagina riportando le parole del direttore dell’Ulss 6 Domenico Scilibetta: «il provvedimento che riguarda il territorio a cui fanno riferimento gli ospedali di Piove di Sacco, Cittadella, Camposampiero e Schiavonia. Aggregare le forze attualmente sparpagliate nelle tre ex Ulss è una grande opportunità offertaci dalla legge regionale 19 sui nuovi ambi ti territoriali – spiega Scibetta -, normativa che ci consente così la creazione di un polo di riferimento centralizzato in un momento così doloroso della vita di una donna, con la quale mi sento solidale». In pratica tutti i ginecologi e medici non obiettori disponibili in provincia di Padova saranno concentrati per non “disperdere le forze”. A sollecitare il tutto era stata proprio la storia di Giulia – la quarantunenne padovana che, già madre di due bambini, tra dicembre 2015 e gennaio 2016 aveva deciso di porre fine alla sua terza gravidanza, costretta a peregrinare per 23 ospedali (storia che all’Ulss era stata segnalata) – a sollecitare una presa di posizione scaturita prima nel protocollo e ora nel centro unificato.

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La storia di Giulia, la 40enne di Padova, madre di due figli e intenta a chiedere l’aborto per il terzo, ieri ha fatto scattare le polemiche nel Veneto: la sua storia ha evidenziato un problema di mancanza nel territorio di medici non obiettori e da qui la decisione della clinica per soli aborti che nascerà nella provincia di Padova. Una donna padovana ha dovuto rivolgersi a buona parte degli ospedali del Veneto – per la precisione 23 – prima di trovare la struttura che praticasse l’aborto entro i 90 giorni previsti dalla legge 194. «La mia è stata una scelta compiuta a malincuore – ha confessato la signora – ma per attuarla ho dovuto contattare altri 22 ospedali, e alla fine di questo girovagare sono tornata al punto di partenza». Ma da Cittadella è arrivato un altro rifiuto. “Mi hanno detto che per competenza loro non potevano”. Allora ha chiesto agli ospedali di Piove di Sacco e di Este. “Ormai eravamo a ridosso delle festività di Natale e la cosa non aiutava. Ho passato a tappeto il Vicentino e il Veneziano, comprese Chioggia e Portogruaro, quindi Rovigo, Verona. Ho tentato anche a Trieste e Bolzano”, ha spiegato ieri al Gazzettino la donna. Alla fine ci ha pensato la Cgil a cui Giulia si è rivolta ma resta il problema per la regione Veneto in realtà per i tanti casi di obiezione di coscienza, con le posizioni assai contrastanti tra loro visto che tale obiezione non può essere considerata (come qualcuno fa dopo casi drammatici come questi) illegittima.

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