Valentino T / Untore Hiv: giudice, “il processo sarà a porte aperte”. Rigettato rito abbreviato (oggi 2 marzo)

- La Redazione

Valentino T, l’untore Hiv che infettò decine di donne: parte il processo a Roma, le accuse e la storia delle tante vittime dell’untore romano. Ultime notizie di oggi 2 marzo 2017

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Immagini di repertorio (LaPresse)
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Il processo per Valentino T, untore HIV, sarà a porte aperte: lo ha deciso il giudice della terza corte d’Assise, davanti all’imputato e accusato di aver infettato molte donne rendendole sieropositive. Il 32enne sieropositivo di Acilia accusato di epidemia dolosa e lesioni gravissime avrà un processo con udienze a porte non chiuse, come invece avevano richiesto le stesse donne che si sono costituite come parte civile. Il presidente Evelina Canale, respingendo una richiesta avanzata dall’avvocato di parte civile Irma Conti che tutela gli interessi di 17 donne, ha parlato di “interesse sociale del dibattimento in oggetto”. In particolare, oggi in Aula a Valentino T. «sono stati contestati ben 57 episodi tra contagi diretti (30 amanti) e quelli indiretti (riferiti a tre partner di donne in precedenza infettate e a un bimbo, nato nel maggio del 2012, figlio di una straniera con cui l’indagato aveva avuto rapporti e al quale era stato diagnosticato il virus dell’Hiv all’età di otto mesi) oltre ai casi di altre 20 donne scampate all’infezione, un destino condiviso anche da tre uomini che con Valentino hanno preso parte a rapporti sessuali a tre», riportano le fonti di Repubblica.

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Per Valentino T il processo che parte oggi a Roma le donne che si sono costituite parti civile contro il suo spargimento consapevole del virus HIV sono 19, anche se le vittime sono molte di più e ancora un numero incalcolabile ha raggiunto gli inquirenti. Sono 19 quelle che hanno deciso di costituirsi parte civile e far combinare così il processo per una delle storie di cronaca più assurde degli ultimi anni: scoperto con un primo sevizio de Le Iene quasi un anno fa, la storia di Valentino T è tristemente nota ben oltre la città di Roma. L’uomo, 32 anni, sieropositivo, è accusato di epidemia dolosa e lesioni gravissime nel processo che si apre stamani a Roma. A LaPresse, in occasione del processo, ha voluto parlare una di queste donne (Silvia, nome di fantasia usato) raccontando l’atrocità della condizione ora subita. «Nessuno può né deve decidere delle vite altrui, per questo ho denunciato il mio ex compagno. Ma a chi ama dico: State attenti, per evitare l’hiv non basta guardarsi negli occhi». Valentino T chiedeva rapporti non protetti: diceva che così ‘era più bello’ e Silvia si fidava: durante quella relazione Silvia ha contratto il virus dell’hiv. L’ha saputo tempo dopo e quando ha capito cosa le era successo, e il male che le aveva fatto quell’uomo, ha deciso di denunciarlo. «Non è stato facile decidere di andare fino in fondo. Ho una famiglia solidissima alle spalle – racconta – ed amici che mi seguono in tutti gli step di questa lunga vicenda».

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Valentino T è stato arrestato nel novembre del 2015 per aver contagiato, in dieci anni, decine di partner con rapporti non protetti, pur essendo a conoscenza della sua condizione di sieropositivo. Il processo che si apre oggi davanti alla Terza Corte d’Assise, nell’aula bunker di Rebibbia, nasce dall’inchiesta coordinata dal pm Francesco Scavo ed è il primo in Italia per “epidemia dolosa” legata all’hiv. Valentino T, ribattezzato come l’untore Hiv avrebbe infettato consapevolmente tutte le sue partner senza preoccuparsi di metterle al corrente del possibile rischio. Ne sarebbero certi di inquirenti, i quali avrebbero sottolineato anche i modi galanti con i quali il 32enne della provincia di Roma conquistava le sue future partner sessuali. Fiori e regali facevano da contorno a corteggiamenti e lusinghe, fino ad avere con le stesse rapporti completi, sempre senza protezione ed avanzando le scuse più bizzarre. “Sono un donatore di sangue, non ti preoccupare. Sono anche allergico al lattice dei preservativi”, era solito dire, fingendo così di essere in perfetta salute, seppur conscio della sua sieropositività sin dal 2006.

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