L’ABORTO È UN DIRITTO/ Ecco perchè la giornalista pro-choice non “pensa con la sua testa”

- Niccolò Magnani

“L’aborto è un diritto”, giornalita Usa Tomi Lahren sospesa dalla tv di destra TheBlaze per le dichiarazioni sul diritto all’interruzione di gravidanza per ogni donna. Commenti e paradossi

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(LaPresse)

Il caso ha fatto molto discutere in America e va ben oltre lo scontro tra aborto/pro life. Tomi Lahren, stellina giovanissima della tv Usa della destra conservatrice, è stata sospesa per aver rilasciato una forte intervista alla Abc in cui ha parlato di aborto, difendendo “ipocriti” chiunque intenda contrastare il fenomeno della interruzione di gravidanza. Ecco le parole precise, sul piano dell’aborto definito dalla Lahren un vero diritto per ogni donna: «Sono per un governo con poteri limitati – ha detto – e quindi non posso stare qui seduta a sostenere che il governo possa decidere cosa le donne debbano fare con il loro corpo. Sarebbe ipocrita». Una donna di destra, stimata (anche perché molto bella) da tantissimi fan sui social e stella del futuro nell’informazione tra i conservatori, lavorando per il canale TheBlaze. Subito pubblico, responsabili della testata e associazioni pro-life si sono scagliate sulla giornalista per questa sua considerazione a riguardo dell’aborto, arrivando a toccare uno de temi cardine della politica e società della destra americana. Lei è in tutto e per tutto favorevole alle politiche repubblicane anche più “spinte” di Donald Trump, tanto da curare personalmente nell’ultima campagna elettorale l’area social network per la squadra dell’attuale Presidente degli Stati Uniti. Il suo editore, Glenn Beck, è subito intervenuto per censurare “idee libertarie” contrarie alla linea del network. Gli altri conduttori si sono ribellati contro di lei; l’esito è stata la sospensione per una settimana, dopo un lungo braccio di ferro tra editori e manager di TheBlaze e probabilmente anche una parte del Partito Repubblicano. Punizione minore dunque e più morbida per provare a frenare l’altro lato delle polemiche ovvero la dura contestazione di un metodo considerato “trumpista” e che non rispetta la tesi della singola persona, seppur dipendente di un importante network nazionale. Tanti paradossi in campo, anche se uno forse non è stato ancora toccato…

Proprio così, un paradosso muove l’intera vicenda di Tomi Lahren e la sua frase sull’aborto come estremo diritto di ogni donna. Non si tratta di una difesa né dei suoi detrattori di destra che la vorrebbero vedere licenziata per quanto detto e neanche una difesa di chi si ribella al “metodo” (di destra ma in generale violento) mettendo in campo il rispetto e il diritto di ciascuno a dire quello che vuole e come vuole. Niente di tutto questo. Vogliamo entrare per una volta nel merito: giustamente la giovanissima giornalista ha tenuto la sua posizione dicendo, «Dico quello che penso, anche se non piace a tutti. Non mi scuserò per pensare con la mia testa». Il punto è però quanto ha detto: secondo la bionda Tomi l’aborto è un diritto estremo di ogni donna perché «non si può decidere cosa le donne debbano fare con il proprio corpo». Già, ma un bambino (o un feto, un embrione, chiamatelo come volete) si può considerare una “parte” del corpo di una donna? Neanche gli attacchi dei pro-life sono riusciti a sottolineare questo semplice e pure “rivoluzionario” paradosso che pone la vicenda sotto tutta un’altra ottica. Il problema è che la giornalista, rispettabilissima in quanto persona (da lì viene la sua stima, poi si può discutere tutto quello che viene detto), si è semplicemente “adeguata” al pensiero comune che ormai considera un’aberrazione dire qualsiasi cosa contro l’assunto “il bambino o feto è una parte del corpo della madre”. Non ci si stupisce più di questo e perciò quando viene semplicemente fatto notare che quantomeno ci può essere un problema nel provare a capire chi possa realmente decidere di quel piccolo essere “altro” da tutto, si viene attaccati e investiti dal pensiero comune, tanto in Usa quanto ormai da noi Italia. Non può decidere lo stato, non può neanche decidere qualsiasi ideologia in campo: la madre ha il compito delicatissimo di decidere sul futuro di suo figlio, ma accompagnare questo complesso momento senza la violenza dell’ideologia (sia pro life che pro aborto) è forse l’elemento più prezioso che possiamo riguadagnare anche nella nostra società attuale. Un elemento. Anzi, un paradosso. 



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