LOTTA ALLA MAFIA/ Detenuti leggono i nomi delle vittime: “Non volevo sporcare quei nomi con la mia voce”

- La Redazione

Lotta alla mafia, i detenuti del carcere di Opera, in provincia di Milano, leggono i nomi delle vittime. L’iniziativa e il racconto dei carcerati. Oggi 22 marzo 2017

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Libera, don Stamile: intimidazione mafiosa

Un’iniziativa particolare è quella che si è svolta ieri in occasione della Giornata della memoria delle vittime di mafia. Protagonisti sono stati i detenuti per reati di sangue del carcere di Opera che hanno incontrato i familiari delle vittime e hanno letto i loro nomi: 940. All’incontro, come racconta il sito Giustiziami.it, hanno partecipato in tutto un centinaio di persone: da una parte i condannati in regime di massima sicurezza e i detenuti per reati meno gravi e dall’altra una decina di familiari delle vittime di mafia. I carcerati hanno letto, uno ad uno, i nomi delle vittime, avvicinandosi a un leggio. All’iniziativa ha aderito anche l’associazione Libera, che proprio ieri ha organizzato una marcia a Locri: il direttore del carcere di Opera, Giacinto Siciliano, l’ha definita “una prima assoluta in un carcere italiano”. Tutto è nato durante le attività del Centro per la giustizia riparativa e la mediazione penale del Comune di Milano e del Gruppo della Trasgressione da un’idea venuta alla mamma di una ragazza uccisa e ad alcuni detenuti.

Uno dei detenuti che ha letto il nome di una delle vittime di mafia ha raccontato di “essere stato combattuto” sulla partecipazione all’iniziativa: “non me la sentivo di sporcare quei nomi con la mia voce. Mi sono detto ‘mi alzo o non mi alzo’, poi alla fine la mia coscienza mi ha suggerito ‘alzati, devi fare qualcosa’”. E un altro carcerato ha raccontato che mentre leggeva i nomi si è ricordato delle persone che aveva ucciso: “Mi è venuta in mente la prima volta che ho ucciso un uomo e la soddisfazione che ho sentito. Quell’uomo si chiamava Roberto. Fino a che sono entrato in carcere, non mi ricordavo come fosse fatto, poi, dopo il lungo lavoro che ho fatto qui dentro, ho cominciato a mettere a fuoco lui, i suoi figli. In quel momento è cominciata la sofferenza ma anche la purificazione”. I detenuti partecipano alle attività del Gruppo della Trasgressione. Una delle mediatrici del Comune spiega che il progetto non prevede “né perdono, né pentimento”: “Questi percorsi vogliono dare riconoscimento alle persone, sia alle vittime che ai carnefici e dare spazio all’indicibile”. (clicca qui per leggere tutto)



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