MUHAMMAD ALFREDO/ Ecco che fine ha fatto l’integralista di Bari che voleva infibulare le figlie

- Silvana Palazzo

Muhammad Alfredo: camionista di Bari sorvegliato speciale per terrorismo, è “socialmente pericoloso”. Le ultime notizie di oggi sulla decisione dopo le indagini condotte dalla Digos

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Muhammad Alfredo a Piazzapulita

, camionista 40enne di Turi, per motivi di terrorismo è stato sottoposto a sorveglianza speciale attraverso un provvedimento d’urgenza. L’autotrasportatore ha, quindi, obbligo di soggiorno nel comune di residenza. La decisione è stata presa in seguito alla propaganda jihadista fatta sul web, dove ha espresso «forme di islamismo estremista» e «pratiche oltranziste della sharia, in particolare nei confronti delle donne». Le indagini su Muhammad Alfredo sono state condotte dalla Digos di Bari sin dal giugno 2016: sono stati effettuati controlli in rete «nell’ambito di un’ampia azione di prevenzione dei fenomeni connessi alle nuove forme di terrorismo islamico che si manifestano sul web». Nel profilo Facebook del camionista sono state trovate frasi con inviti al martirio, diffuse «via web come risposta a coloro che non avevano condiviso la sua scelta di aderire al radicalismo islamico».

I tre figli minorenni sono stati affidati ai servizi sociali dopo l’annuncio in un’intervista televisiva della volontà di sottoporre le figli a infibulazione, di cui vi abbiamo parlato in un altro approfondimento riportando il video integrale della sua intervista. Ai microfoni di Piazzapulita aveva, infatti, parlato della sua conversione all’Islam integralista e presentato la sua famiglia, esprimendo chiaramente la sua visione del genere femminile: per Muhammad Alfredo le donne non sono in grado di svolgere tutti i lavori come gli uomini e devono uscire il meno possibile, a meno che non vogliano subire punizioni “correttive”. A La7 aveva anche parlato dell’opportunità di applicare la Sharia, la legge sacra islamica, per impedire il peccato. Anche quest’intervista ha contribuito alla decisione di sorvegliarlo. La tesi è una ed è chiara: «È socialmente pericoloso».



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