Marina Terragni/ Io, femminista, contro l’utero in affitto: “Oscurata dai social perché mi oppongo”

- La Redazione

Marina Terragni denuncia di essere stata “oscurata dai social” a causa della sua battaglia contro l’utero in affitto che l’ha portata a scrivere il suo ultimo libro 

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Marina Terragni contro l'utero in affitto

” – La giornalista e scrittrice Marina Terragni, editorialista di Io Donna, ha scritto un libro contro la maternità surrogata dal titolo “Temporary Mother – Utero in affitto e mercato dei figli” in cui spiega perché, anche se femminista convinta, si schiera senza dubbio dalla parte di chi si oppone a questa pratica. Sulle pagine de LaVerità, la Terragni denuncia di essere stata “oscurata” sui social a causa della sua posizione sull’argomento: “C’è stata sicuramente una segnalazione, perché in questi giorni c’è un relativo ingorgo sulla mia persona, questa è solo una delle varie cose. Mi era già stata rimossa un’immagine che avevo posto e che riguardava un parto di una maternità surrogata, poi è spuntata una pagina fake, c’è stato un articolo di Prideonline tutto su di me. Insomma, i segnali convergono. Questa è solo una cosa in più, particolarmente fastidiosa così non potrò raccontare sui social il convegno di Roma”. Quello a cui si riferisce la scrittrice è “Se Non Ora Quando – Libere”, che si è tenuto nel pomeriggio di ieri presso la Sala Regina della Camera dei deputati, in piazza Montecitorio. All’incontro hanno presenziato il il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, ma non la presidente della Camera Laura Boldrini, che ha negato il patrocinio. Per la Terragni questo non è stato abbastanza: “Non ho affatto apprezzato che Boldrini abbia fatto la Ponzia Pilata. Essendo lei la presidente della Camera ed essendo la legge 40, articolo 12, comma 6 che regolamenta qualcosa che è stato decretato dal Parlamento italiano, lei aveva il dovere di venire a rappresentare la legge italiana. Poi come la pensi lei soggettivamente (peraltro mi risulta essere contraria) non è importante. Come rappresentante delle istituzioni non può fare pari e patta. Da una parte c’è la legge, dall’altra c’è un reato”. L’articolo 12 della legge n. 40 del 2004 afferma infatti che il ricorso a pratiche di surrogazione di maternità è un reato punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino ad un milione di euro. Per la giornalista si tratta di qualcosa che assomiglia molto alla schiavitù, come racconta descrivendo perché la maternità surrogata non può essere un diritto: “Non esiste nessun diritto ad avere dei figli, ma c’è un diritto dei figli ad avere dei genitori. E poi perché l’esercizio di questo diritto si basa sulla compravendita di esseri umani e sullo sfruttamento di altri corpi umani. Dato che, se Dio vuole, il tempo in cui un essere umano era proprietario di un altro essere umano e poteva disporne come di una cosa, vendendolo o regalandolo ad altri, è finito da almeno un paio di secoli, non è comprensibile come si voglia reintrodurlo surrettiziamente con questa pratica”. A Marina Terragni non dispiace trovarsi a fianco di cattolici e conservatori in questa battaglia: ”È un fronte molto variegato. C’è un bel pezzo di mondo lgbt, per esempio, in particolare ci sono le lesbiche che sono in prima linea contro questa pratica. Poi ci sono gli anarchici, il pensiero ambientalista. E ci sono anche i cattolici, che a loro volta sono un universo molto variegato al loro interno. Quindi ci stiamo tranquillamente. Io questo problema non me lo faccio. Sono per le geometrie variabili: su questo problema stiamo insieme, magari su altro no”.

La battaglia di Marina Terragni per esprimere sui social la sua contrarietà all’utero in affitto senza incappare nella censura ha già un precedente. È del giugno dell’anno scorso infatti l’articolo di Avvenire che titola: “Utero in affitto, guerra tra gay e donne, lesbiche e non. Terragni «omofoba»: e Facebook la oscura”. La frase che era costata alla scrittrice la cancellazione del post era stata: “Se una donna è una “cosa” che si può affittare, tutta o in tranci, la si può anche bruciare, vetriolare, uccidere”. Anche in quel caso la giornalista aveva denunciato che la segnalazione per omofobia che le aveva fatto bloccare il profilo Facebook per 24 ore fosse una possibile forma di ritorsione per il suo libro e si era sfogata così: “Se perdiamo il nostro statuto di esseri umani può essere meno drammatico dar fuoco a una donna o somministrarle acido muriatico”.



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