UTERO IN AFFITTO/ Susanna Tamaro: “dallo scimpauomo al business degli ovuli: schiave degli stregoni in camice”

- La Redazione

Utero in affitto, l’intervento della scrittrice Susanna Tamaro: “Contro il business della maternità surrogata puntiamo su adozione e affido” (oggi, 24 marzo 2017)

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(LaPresse)

E’ un tema di grande dibattito quello dell’utero in affitto e la questione non riguarda solo le coppie gay ma anche quelle eterosessuali. Ne è un esempio il recente caso del calciatore Cristiano Ronaldo che pare stia per diventare padre ‘surrugato’ di due figli. Con l’obiettivo di condannare il business di neonati si è svolto ieri alla Camera l’incontro internazionale “Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata, una sfida mondiale”, promosso da ‘Se non ora quando-Libere’. Al dibattito è intervenuta anche la scrittrice Susanna Tamaro che, nel suo discorso, ha promosso adozione e affido contro il business dell’utero in affitto. Tamaro ha raccontato che l’idea di creare individui su misura non è nuova. Quella di far nascere lo scimpauomo è stata un’idea di Il’ja Ivanovic Ivanov, padre universalmente riconosciuto della fecondazione artificiale: all’inizio del 1900 aveva infatti provato a far nascere il primo Scimpauomo, inizialmente cercando di fecondare con sperma umano scimpanzè femmine e, non riuscendoci, tentando il contrario cioè la fecondazione di una donna con sperma di scimpanzè. Il biologo russo fu poi arrestato dal Kgb perché accusato di attività contro rivoluzionaria è morì in un gulag in Kazakistan. La sua idea però è sopravvissuta tanto che nel 1997 un biologo americano ha chiesto di poter concepire in vitro un embrione di Scimpauomo e di impiantarlo in una madre surrogata. L’obiettivo non era comunque quello di far partorire uno scimpanzé umano ma di ottenere un brevetto su questa procedura.

Dall’ideologia marxista leninista si è passati a un “capitalismo senz’anima” che riconosce solo i desideri dei singoli individui, sottolinea Tamaro. E in questo contesto “la gestazione per altri è forse la più sofisticata e atroce forma di schiavismo inventata dalla modernità, uno schiavismo in cui il volto della iena è nascosto dietro il sorriso del benefattore, uno schiavismo che furbescamente si ammanta della parola ‘amore’ “. La scrittrice sottolinea che la vita può arrivare in tanti modi e non solo per un consapevole atto di amore tra un uomo e una donna: ci sono infatti i casi in cui la gravidanza capita (magari quando si ha un rapporto sessuale senza protezioni oppure quando il preservativo si rompe) e la donna decide comunque di portarla a termine. Per questo “l’idea che il fine di ogni vita sia la felicità e che tutto sia giustificato in nome dell’amore è una delle perversioni del pensiero post moderno”. La vita è complessa ed è anche frutto del destino ma fa sì che gli uomini siano capaci di “interrogarsi, stupirsi, intravedere un orizzonte verso il quale incamminarsi”. Tutto questo viene negato però, continua Susanna Tamaro, dai “negromanti della riproduzione” che operano in una “catena di montaggio”: “ottenuto l’acconto, si mette in cantiere il prodotto, se poi alla fine del processo il prodotto ha qualche difetto lo si rispedisce al mittente”.

Un bambino nato dalla “catena di montaggio” diventerà però poi una persona adulta e si porrà domande su come è venuto al mondo. Cosa proverà, si chiede la scrittrice, quando saprà che “il suo ovulo, cioè la sua vita, è stato selezionato su un catalogo come le vendite per corrispondenza?” E cosa proverà per la sua madre genetica che “l’ha venduto al migliore offerente, come si faceva al mercato degli schiavi?”. Secondo Susanna Tamaro “gli stregoni dal camice bianco vivono nella serena certezza che nell’essere umano e nel suo venire al mondo non vi sia innata alcuna insondabile complessità. Non la si vede, non la si può pesare, e soprattutto non la si può vendere né comprare, dunque non c’è”. L’utero in affitto e la maternità surrogata sono, sottolinea la scrittrice, “la punta di un iceberg di uno slittamento della visione antropologica verso un modello ad un’unica dimensione, quella del mercato”. La soluzione proposta da Susanna Tamaro al business dell’utero un affitto è quella dell’amore oblativo, l’amore che dà senza chiedere. La scrittrice ricorda che nel mondo ci sono “circa 170 milioni di bambini abbandonati”. dunque bisogna fare una battaglia “per leggi migliori, di più ampio respiro e di più rapida attuazione nel campo dell’adozione e dell’affido”.

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