RELIGIONE COME LA DROGA/ “Ecco cosa succede quando smetti di credere in Dio”, uno studio Usa su cervello& fede

- Niccolò Magnani

Religione come la droga, studio Usa: la fede e il cervello, cosa succede quando si smette di credere in Dio? il caso in America e le dimensioni di “prova” a favore di un ateismo guadagnato

scuola_crocifisso_croce_lapresse_2017
(LaPresse)

«La religione funziona esattamente come una droga, come una musica o come una relazione; sono tutte esperienze che creano delle ricompense a livello neurologico». Con questa frase che mette praticamente in discussione tutto il livello sociale, morale e psichico dell’uomo esordisce nel suo studio negli Stati Uniti Jeffrey Anderson, professore di Radiologia alla University of Utah. Ha studiato cosa può significare la religione all’interno del cervello umano arrivando a conclusioni per lui “semplici” che però meritano la degna attenzione per carpire ogni aspetto polemico sulla fede vissuta agli anni nostri. In pratica nello studio coadiuvati dalle psicologhe Thalia Goldstein e Jaqueline Woolley si è portato alla dimostrazione (!) la perdita della fede come una scomparsa lenta e graduale e no improvvisa. Un punto di partenza interessante che prova a porre l’accento su cosa possa succedere quando si perde la fede nel proprio percorso di vita morale e religiosa, ma con conclusioni 100% scientifiche che pongono in dubbio qualsiasi elemento non legato all’immanenza del cervello e degli studi sulla mente. «I bambini smettono di credere a Babbo Natale poco per volta, non tutto insieme. Prima pensano che il Babbo Natale che vedono nel centro commerciale sia reale, poi pensano che non lo sia ma che possa magicamente comunicare con il vero Babbo Natale, e così via, finché si rendono conto che Babbo Natale non è che una serie di uomini travestiti», riporta lo studio citato da Tonic (e tradotto in italiano dai colleghi di Vice).

Un Dio come babbo Natale, anzi come una droga, esattamente come metanfetamie o cocaina che autogenera ricompense neurologiche. Il punto di partenza è arcinoto – l’uomo ha creato la religione e ora ne è ancora soggiogato – e rappresenta la fase più secolarizzata del pensiero scientista Usa ed europeo. Una fede in Dio come il cervello che si evolve, cancella, riprende e prova a trovare soluzioni “interne”: lo studio Usa osa però andare ancora oltre, identificando come l’università il luogo in cui non c’è spazio per Dio e in cui i giovani mettono “finalmente” in discussione la propria fede religiosa. «È l’università il luogo in cui è “molto probabile che cambi il sistema di credenze più conservatore del nostro cervello» dice lo psicologo Grafman, direttore dell’unità di ricerca sulle lesioni cerebrali allo Shirley Ryan AbilityLab. Religioni superate, università luogo dell’ateismo immediato e credenze come aree del cervello: in tutto questo calare di numeri, teorie e prove scientifiche viene dimenticato, forse, un “piccolo” dettaglio che difetta alle volte alla pur grandiosa scienza internazionale. Si chiama “realtà” e rappresenta (per fortuna) una grossa fetta della dimensione umana: approfondire questa, prima ancora che il cervello potrebbe anche provare a rispondere alla veridicità e convenienza di una fede piuttosto che il completo ateismo.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori