Feti fatti a pezzi/ Senza anestesia, ecco come sono distrutti: aborto come eutanasia?

- La Redazione

Aborto come eutanasia? Ecco come avviene l’interruzione volontaria di gravidanza: i feti sono distrutti, facendoli a pezzi senza anestesia (oggi, 4 marzo 2017)

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Foto dal web

Negli ultimi giorni sono tornate alla ribalta questioni come l’aborto e l’eutanasia. Nel primo caso per il bando dell’ospedale ‘San Camillo’ di Roma alla ricerca di ginecologi non obiettori, nel secondo caso per la decisione di Dj Fabo, cieco e tetraplegico, di suicidio assistito in Svizzera dopo le mancate risposte ai suoi appelli per una legge italiana sulla fine vita. Si tratta di temi che riguardano tutti i cittadini e che solo in un caso, quello dell’aborto, hanno portato ad una legge. In Italia infatti esiste dal 1978 la Legge 194 per l’interruzione volontaria di gravidanza (IDV): l’aborto può essere praticato entro i primi tre mesi della gravidanza. Si può andare anche oltre, cioè fino alla 22esima settimana, nel caso in cui ci siano complicazioni per il fetoo per la madre. Gli aborti sono stati nel nostro paese, come riporta Libero, 87.639 nel 2015, in calo rispetto all’anno precedente. Ma sono tanti in Italia i ginecologi obiettori, medici cioè che scelgono di non praticare aborti. Perché? E come avviene l’interruzione volontaria di gravidanza? Su Libero la deputata Pdl Melania Rizzoli spiega che l’aborto è un intervento chirurgico effettuato senza la terapia di ‘dolce morte’ invocata da chi si batte per l’eutanasia. L’IDV, se praticata entro la settima settimana, avviene attraverso la somministrazione della pillola RU486: il farmaco interrompe la gravidanza e produce entro 48 ore un aborto “medico” simile a uno spontaneo. Invece dal 60esimo giorno di gravidanza l’aborto può essere solo chirurgico ma non avviene in modo indolore come si pensa. Viste le dimensioni del feto non può essere utilizzato un aspiratore quindi si ricorre anche alle pinze e l’estrazione avviene a pezzi.

Non ci sarebbe quindi differenza, secondo Melania Rizzoli, tra aborto ed eutanasia. La parlamentare si chiede infatti quale sarebbe la differenza tra il sopprimere volontariamente un essere non ancora nato, ancora “incosciente” ma vivo, sano ed esente da patologie ed una persona malata e incurabile, paralizzata e cieca, o comunque già condannata a morire e che invece lo chiede con forza e coscientemente”. Per quanto riguarda l’eutanasia, dopo il recente caso di Dj Fabo, inizierà in Aula il prossimo 13 marzo, la discussione sulla fine vita: il dibattito riguarderà una normativa sulle disposizioni anticipate di trattamento (Dat). In tanti chiedono infatti che la questione sia regolata tramite delle norme, anche se non si riuscirà ad arrivare in Italia, secondo Rizzoli, ad una legge sull’eutanasia perché “non troverebbe mai una maggioranza coesa disposta a votarla”. E’ però necessaria, sottolinea la deputata, una legge “per regolare le nostre volontà, per legalizzare e rispettare le nostre dichiarazioni di sospensione delle cure quando non più utili a curare, per evitare l’accanimento terapeutico, per permettere di essere accompagnati dignitosamente, anche con una sedazione se richiesta”.



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