NIENTE NIDO PER IL BIMBO DISABILE/ Protestano cento persone: “indegno di un paese civile”

- La Redazione

Niente nido per bimbo disabile, il caso denunciato a Venezia: manca l’insegnante di sostegno e i genitori tolgono il figlio dalla graduatoria. Protesta degli educatori (oggi, 4 marzo 2017) 

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Immagini di repertorio (Foto: LaPresse)

E’ scoppiata la polemica a Venezia per il caso del bimbo disabile escluso dal nido. Secondo quanto riferito da VeneziaToday, è stata la consigliera comunale del Pd Monica Sambo a denunciare l’episodio. Per la mancanza di un insegnante di sostegno un bambino disabile di quasi 3 anni non potrebbe accedere all’asilo nido: il posto quindi ci sarebbe ma non il personale adeguato per seguire il bambino. I genitori del bimbo disabile avrebbero deciso di ritirarlo dalla graduatoria. La consigliera Sambo ha annunciato che depositerà una interrogazione sul caso e chiederà al Comune per quale motivo l’asilo nido non sia dotato di organico per far fronte a queste situazioni. Secondo la consigliera sarebbe infatti stato violato l’articolo del regolamento comunale che riguarda i servizi per l’infanzia: ai bambini affetti da handicap dovrebbero essere garantite pari opportunità di frequenza alle strutture scolastiche. Intanto anche gli insegnanti protestano per la quando accaduto al bimbo disabile escluso dal nido.

La manifestazione di protesta si è svolta oggi a Venezia. A scendere in piazza sono stati gli educatori degli asili nido e scuole dell’infanzia del Comune. Alla protesta, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa, ha aderito un centinaio di persone. Daniele Giordano, segretario Generale Fp Cgil ha commentato così la protesta: “Siamo soddisfatti. Ancora una volta educatrici, insegnanti e genitori hanno risposto in modo importante in difesa dei Servizi Educativi”. Il sindacalista, insieme con il segretario nazionale della Fp Cgil Federico Bozzanca, come si legge sulla testata d’informazione della Cgil Rassegna Sindacale, aveva denunciato l’accaduto come un caso “gravissimo, inaccettabile e indegno in un Paese civile”. Risulterebbe, avevano spiegato “che la direzione servizi educativi abbia spostato l’educatrice pur sapendo che il primo bambino in graduatoria è un bambino con disabilità e che quindi avrebbe dovuto poi avere un’assistenza nel rapporto uno ad uno”. Secondo i sindacalisti “continua la logica da contabili che mira a far quadrare i conti degli spostamenti contro il buon senso ma soprattutto contro la dignità dei bambini”.



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