ROBERTO GIANNONI/ Il banchiere di Livorno, 12 mesi di calvario ingiustificato (Sono Innocente, 4 marzo 2017)

- La Redazione

Roberto Giannoni, l’ex banchiere di Livorno condannato a 12 mesi di carcere per presunta associazione a delinquere ed in seguito scagionato (Sono Innocente, 4 marzo 2017). 

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Sono Innocente

Molteplici i casi di ingiustizia giudiziaria, che spesso portano i protagonisti a vivere un calvario fatto di calunnie e accuse, oltre ad una detenzione ingiusta. Uno dei casi più eclatanti è senza dubbio Roberto Giannoni, il direttore di banca di Livorno che nel giugno del 1992 è stato arrestato per divere accuse. Fra queste usssura, estorsione e affiliazione a organizzazioni criminali di stampo mafioso. Quattro anni di processo ed un anno in tero di detenzione: questa la pena scontata da Giovanni Giannoni, che ha dovuto ripartire da zero una volta conclusa l’inchiesta sul suo conto. L’indagine che ha gravato sul banchiere e sulla sua famiglia è scattata grazie alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, che lo hanno portato a 2 mesi di carcere e 10 di custodia cautelare. Questa sera, sabato 4 marzo 2017, Sono Innocente affronterà la vicenda nella sua puntata, in onda su Rai 3. Di tutto quello che ha vissuto, sottolinea La Nazione, Roberto Giannoni ha parlato a lungo all’interno del suo libro “Hotel Sollicciano – 12 mesi in una suite dello Stato a mezza pensione”, con cui affronta stati d’animo e pensieri che lo hanno attraversato in quel periodo. Una volta conclusa la vicenda giudiziaria, Giannoni ha ingranato nuovamente, ricucendo gli strappi della propria vita. L’anno scorso è stato inolte ricevuto da papa Francesco, in occasione del Giubileo della Misericordia.

Nel momento in cui Roberto Giannoni finisce in carcere, al suo fianco, simbolicamente, si trova tutta la sua famiglia. L’arresto, soprattutto alla luce dell’innocenza del banchiere livornese, gli vale subito la perdita del lavoro ed il tracollo emotivo. Il padre invece, a cui era molto legato, è deceduto un mese prima del processo, mentre la madre un mese dopo la sentenza di proscioglimento. “Sfinita dall’angoscia”, sottolinea in un’intervista recente a Il Tirreno, ma nonostante tutto, Roberto Giannoni è riuscito a risalire la china, aiutando tanti carcerati al meglio delle proprie possibilità. Allo stesso modo, durante la sua permanenza in carcere si era offerto di aiutare gli altri detenuti a fare i conti e scrivere lettere, dato che la maggior parte è analfabeta. Una possibilità per sopravvivere all’interno di una realtà difficile ed in cui fortunatamente è riuscito a ritagliarsi uno spazio di rispetto e solidarietà. 

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