CRISTIANI / Isis, croci spezzate e tombe profanate: massacrato chi rifiuta conversione all’Islam

- La Redazione

Cristiani, persecuzioni Isis: chiese e tombe profanate, massacrato chi rifiuta di convertirsi all’Islam. Il reportage dall’Iraq, nella piana di Ninive. Ultime notizie di oggi 5 marzo 2017

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Cristiani perseguitati, Isis (LaPresse)

Un lungo reportage dà voce al silenzio assordante della persecuzione: sul Giornale con l’ottimo lavoro di “Gli occhi della guerra” oggi il collega Biloslavo racconta la storia di centinaia i migliaia di cristiani perseguitati nella piana di Ninive, dove i fedeli cattolici e gli stessi simboli religiosi vengono fatti a pezzi dalla ritirata del califfato dopo l’offensiva di Mosul. Un nemico “ferito” e irrazionale che riversa l’odio religioso e culturale contro la minoranza cristiana: l’Isis sta distruggendo il cristianesimo in Iraq, anche se piccole forme di resistenza silenziosa e passiva emergono ancora, nell’incredibile “miracolo” vivente che sono i partiti della libertà religiosa a Ninive. «Tombe profanate, croci fatte a pezzi, chiese distrutte oppure usate come rifugio jihadista per salvarsi dagli attacchi aerei», si legge nel reportage. «Non hanno avuto alcun rispetto, né dei morti, né dei simboli religiosi. Mi chiedo che male poteva fare una croce» spiega monsignor Francesco Cavina. Il vescovo di Carpi invitato dalla fondazione pontificia Aiuto alla chiesa che soffre (Acs) si aggira attonito fra le tombe profanate. I numeri sono impressionati: 132mila cristiani perseguitati e in fuga dal 2014, ovvero da quando l’esercito iracheno ha cominciato a liberare la zona presso Mosul. A quel punto, l’Isis ha cercato di distruggere tutto quello che passava sotto i piedi nella ritirata militare; «La chiesa di San Giorgio, a Bartella, è scalfita all’esterno dalla furia islamica, ma all’interno non esiste più. «È stata completamente bruciata con degli agenti chimici» denuncia padre Thabet Mekku. Si è fatto ordinare sacerdote con il nome di Paolo, lo stesso del suo vescovo martire per mano jihadista a Mosul nel 2008, prima della nascita delle bandiere nere. Soffitto e pareti sono un involucro nero. L’altare in marmo è sbrecciato, ma ha resistito assieme ad alcune icone».

Distruzione dei simboli religiosi ma purtroppo anche persecuzione fisica dei cristiani che vengono ancora ritrovati dall’Isis sul territorio di Ninive: a Karamles, un altro villaggio liberato, i cristiani che sono ancora sfollati ad Erbil, capoluogo del nord dell’Iraq, tornano con i morti. Nel reportage de Il Giornale che racconta l’orrore delle guerra contro il terrorismo islamico, Alessandro Monteduro, che guida la missione di Acs, ha le idee chiare: «Vogliamo lanciare un piano Marshall per la piana di Ninive con l’obiettivo di farla rinascere. È in atto un monitoraggio sul terreno e con immagini satellitari, che dimostra come alcuni villaggi siano distrutti al 90%. Per far tornare i cristiani prima ci vogliono case, acqua, elettricità, cliniche e poi si penserà a rimettere in piedi le chiese». A Qaraqosh intanto, centro della cristianità di Ninive, i seguaci del Califfo hanno massacrato gli anziani, che non volevano andarsene e si rifiutavano di convertirsi all’Islam. Un piccolo raggio di luce, oseremmo avanzare quasi “miracoloso”, viene riacceso in questi mesi, come una risposta alle tante e indistruttibili preghiere dei cristiani perseguitati in questi luoghi: come riportano i media internazionali, l’area attorno a Teleskoff è stata occupata dai curdi, liberandola dal Califfato Islamista. Si tratta di fatto del primo villaggio cristiano ricostituito con 170 famiglie che stanno ripopolando l’area; «altre 600 sono pronte a farlo, ma solo la chiesa le aiuta a ricostruirsi una vita. E all’orizzonte ci sono nuove minacce. All’ingresso di molti villaggi cristiani abbandonati sventolano le bandiere delle vittoriose milizie sciite, che vorrebbero espandersi nella zona di Ninive», si legge nel reportage dall’Iraq. E allora le parole di Monsignor Cavina, il primo vescovo italiano a celebrare una toccante Messa nella chiesa violata per oltre due anni dalle bandiere nere, riaffiorano come verità incrollabili: nell’omelia sottolinea il «sacrificio» dei cristiani perseguitati in Iraq, ma pure il raggio di luce «dei simboli sacri che tornano al loro posto».



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