DJ FABO/ Mario Adinolfi: “l’eutanasia è da nazisti, la famiglia di Fabiano era contraria”

- La Redazione

Dj Fabo, eutanasia e suicidio assistito: Ass.Luca Coscioni, due suicidi al giorno in Italia. Il caso di Marwa in Francia e la decisione dei giudici di non staccare la spina alla bimba

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Dj Fabo (Fabiano Antoniani)

Torna ancora sulla vicenda di Dj Fabo, e non solo conferma quanto detto pochi giorni dopo la morte per suicidio assistito del ragazzo 31enne milanese – “almeno Hitler i disabili li ammazzava gratis” – ma rilancia, provocando di certo altre polemiche. Mario Adinolfi, giornalista cattolico spesso nelle bufera per esternazioni e provocazioni sui temi etici, è tornato sull’argomento durante l’intervista con Radio Cusano Campus, all’interno della trasmissione Ecg, programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio. «Ho scritto ‘nazisti eccome’, ho cercato di argomentare la mia posizione. In questo momento nel mondo c’è una storia tremenda in Gran Bretagna di una coppia di trentenni che ha un bambino in forte condizione di disabilità che i medici vorrebbero sopprimere. Una cosa simile accade a Marsiglia, dove i medici in contrasto con la volontà dei genitori vorrebbero sopprimere una bambina», racconta Adinoldi citando altri casi prima di affrontare ancora su dj Fabo. «Fabiano è morto contro il volere della madre, che non voleva l’eutanasia. La famiglia è l’ultimo baluardo contro un qualcosa che ci vuole far sembrare un diritto ciò che in realtà è la scelta del nulla. Perché come ha detto Zagrebelsky il diritto a morire non esiste. Basta studiare i dati: Belgio, Olanda e Svizzera insieme hanno già fatto molti più morti di Aktion T4, il programma nazista di eutanasia».

Il 13 marzo la legge sul Fine-vita dovrebbe arrivare alla Camera per i primi infuocati dibattiti, a pochi giorni dalla morte di Dj Fabo che ha ovviamente accelerato l’iter da molto tempo fermo nelle varie Commissioni di Senato e Camera. Ha parlato in una intervista a Radio Radicale l’onorevole Paola Binetti, Udc, provando a dare quali saranno le direttive e le proposte dei centristi nel dibattito sul testamento biologico. «La morte drammatica di Dj Fabo, un vero e proprio suicidio molto molto assistito, e’ oggi su tutti i giornali. In molti casi alla naturale pietà, densa di umana comprensione per il giovane divenuto cieco e tetraplegico, dopo un brutto incidente, si mescolano gli improperi verso una politica considerata inetta e incapace di prendere decisioni, soprattutto in temi come la vita e la morte». Pochi giorni fa, appena giunta la morte del dj tetraplegico, la stessa Binetti aveva spiegato come «Chiarire questo punto di contatto tra le due vicende- prosegue-: la morte di Fabo e le lentezze del parlamento, puo’ aiutare a comprendere meglio cosa stia realmente succedendo. Fin dall’inizio di questa legislatura sono stati incardinati nella Commissione Affari Sociali molti disegni di legge sul Fine vita, alcuni dichiaratamente a favore dell’eutanasia, altri, per lo piu’ la maggioranza, concentrati sul tema delle Dichiarazioni anticipate di trattamento. Una divisione netta, in cui per altro e’ comunque ravvisabile una sorta di zona grigia, in cui lo stato non puo’ entrare e non deve ne’ punire ne’ assolvere». Quell’area è proprio la coscienza di ognuno, che rende l’intera vicenda autenticamente delicata e complessa: «Ma come e’ chiaro il desiderio di morte non puo’ essere un diritto garantito dalla legge. L’intera Commissione Affari sociali scrivendo il testo base della nuova legge sulle DAT e emendandolo tra divergenze e convergenze, ha sempre detto no all’eutanasia, no al suicidio assistito, no all’accanimento terapeutico. Il caso di Fabo mostra al di la’ di qualsiasi dubbio quanto sia necessaria questa precisazione».

Risuona ovviamente come un caso molto diverso, eppure così simile in certi versi a Dj Fabo: in Francia la storia della piccola Marwa ha sconvolto tutti e ieri ha trovato una conclusione lieta per la famiglia della bambina di 16 mesi rimasta paralizzata a causa di un virus fulminante. Dall’altra l’Italia, con il caso di Fabiano che ancora fa discutere, in attesa dell’approdo alla Camera del testo di legge sul fine-vita e il giorno prima dell’ultimo saluto in una Chiesa milanese del dj divenuto tetraplegico che ha voluto suicidarsi nella clinica svizzera. Due casi opposti, dove però in gioco esiste lo stesso senso profondo: la vita e la sua dignità ad essere condotta. Ieri il Consiglio di Stato, chiamato in causa dopo lo scontro tra la famiglia della piccola Marwa e i medici dell’ospedale La Timone di Marsiglia che volevano staccare la spina ritenendola un’inutile accanimento terapeutico, ha emesso il verdetto: «L’Ospedale La Timone di Marsiglia non può interrompere l’alimentazione e la respirazione artificiali prodigate dallo scorso settembre alla bimba francese di 16 mesi, rimasta paralizzata a causa di un virus fulminante». La Francia si era mobilitata, questa volta a sorpresa quasi tutta per la difesa della vita di Marwa; una petizione “Mai senza Marwa” lanciata dai genitori aveva raccolto 400mila firme, con il Consiglio di Stato francese che ha dunque deciso ieri di pronunciarsi così «non esistono gli estremi per considerare le cure a Marwa come una forma di «ostinazione irragionevole». Ha dunque sbagliato il collegio medico che riteneva di poter applicare la norme nazionali sul fine vita». Una lotta per la vita, un valore dignitoso per una bimba che probabilmente, data la gravità della sua malattia, non potrà resistere a lungo, ma per la cui vita non è stato scelto di porvi fine perché “indegna” o “insensata” a vivere. Il caso di Dj Fabo è ovviamente tanto lontano quanto vicino: una possibilità diversa esiste e non è detto che sia per forza illegittima o “scandalosamente egoistica” come la forte mobilitazione sociale in Francia per salvare la piccola Marwa ha dimostrato.

Alla vigilia del momento di preghiera nella Chiesa di Milano in zona Lotto per dj Fabo, così come ha voluto la madre del ragazzo morto suicida in Svizzera accompagnato da Marco Cappato dei Radicali, un report dell’Istat viene presentato dall’Associazione Luca Coscioni per far luce sulla situazione sommersa dei tanti suicidi in corso in Italia. L’associazione che ha accompagnato dj Fabo in Svizzera da sempre lotta contro le forme clandestine di suicidio o eutanasia “ufficiosa” e dopo il caso di Dj Fabo intende rilanciare il problema a pochi giorni dall’approdo in Parlamento del disegno di legge sul Fine vita. Dagli ultimi dati Istat emerge che in tre anni in Italia vi sono stati 12.877 suicidi (2.812 donne e 10.065 uomini); in 737 casi è certificata la presenza di malattie fisiche rilevanti. L’evidenza principale è rappresentata dal fatto che in una parte rilevante di casi di suicidio, una condizione fisica compromessa potrebbe aver influenzato la scelta di togliersi la vita. Secondo un comunicato congiunto dell’Associazione Coscioni assieme ai familiari di Mario Monicelli, Lucio Magri, Carlo Lizzani e di Michele Troilo, «Per molti di questi malati, se in Italia fosse legale il ricorso all’eutanasia, sarebbe possibile evitare una fine così “indegna” e ottenere invece una morte degna, accanto alle persone care. O almeno non essere costretti, come Dj Fabo, a recarsi in Svizzera per morire serenamente». Resta il problema sottolineato ne giorni caldi del suicidio di Dj Fabo come non vi sia solo un problema “religioso” ma anche e soprattutto legislativo-giuridico: massimo rispetto per le persone, per le loro famiglie e per il loro dolore, ma a chi reclama un ‘diritto’ all’eutanasia il presidente emerito della Corte Costituzionale obietta che, allo stato, non può essere previsto. «non esiste un diritto costituzionale alla morte. Il pensiero di Cesare Mirabelli, già presidente della Consulta, è molto chiaro in materia di Costituzione: la salute di ciascun cittadino è anche «interesse della collettività, ma la salute presuppone la vita. E questo è uno dei pochi casi in cui la Carta definisce espressamente un diritto fondamentale».

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