MULTA ALLE MAMME/ Lavoro nero: spalmano marmellata per aiutare un chioschetto. E la parrucchiera…

- Silvana Palazzo

Vittime della burocrazia, i casi assurdi: parrucchiera “evade” perché si fa la piega nel suo salone, mamme multate per aver aiutato a spalmare la marmellata. Ecco una lista paradossale

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(LaPresse)

Multata per essersi fatta una piega nel suo negozio senza emettere lo scontrino, la parrucchiera di Oggiono non deve pagare il verbale da 500 euro. La Guardia di Finanza, che aveva sanzionato Mara Lucci, ha annullato il provvedimento che stava facendo discutere nelle ultime ore. Il Comando delle Fiamme Gialle si è giustificato spiegando che la norma tributaria è stata interpretata male dalla pattuglia operante. Da una valutazione più approfondita della vicenda, che nelle ultime ore stava facendo discutere, è emerso che la prestazione era esclusa dall’Iva: «Pur trattandosi di un caso di autoconsumo, la prestazione resa alla parrucchiera dalla sua assistente, di valore inferiore a euro 50,00, per uso personale e senza il pagamento del corrispettivo, avrebbe dovuto essere considerata esclusa dall’IVA e, quindi, anche dall’obbligo del rilascio della ricevuta fiscale», recita la nota ufficiale. Sospiro di sollievo per la parrucchiera. 

Non basterebbe una lista per elencare tutti i casi paradossali di cui si rende protagonista la burocrazia italiana. Partiamo dal presupposto che non va affatto d’accordo con la bontà. Come riportato dal Corriere della Sera, un’operatrice ecologica ha lasciato il furgoncino in divieto di sosta per prestare soccorso a un 55enne investito, ma non è tornata a casa solo con la soddisfazione di aver aiutato un altro essere umano: con sé una contravvenzione che le ha preparato la polizia locale. Sfiorare il ridicolo per la burocrazia italiana è molto semplice: a Lecco una parrucchiera è stata sanzionata con una multa di 500 euro dalla Guardia di Finanza per essersi fatta una piega nel proprio salone. Doveva farsi lo scontrino… Sì, è tutto vero. Come riportato da Il Giornale, c’è una normativa sull’autoconsumo secondo cui anche il titolare dell’attività deve emettere fattura o scontrino fiscale se mangia o beve nel proprio locale. Ci penseranno due volte d’ora in poi baristi a farsi caffè tra un cliente e l’altro o i salumieri a mangiarsi un panino col prosciutto, visto che rischiano di diventare degli evasori fiscali. Il legislatore sa essere davvero brillante, ma lo stesso non si può dire della realtà. A volte basterebbe un po’ di buon senso.

La burocrazia italiana può regalare casi paradossali, al limite del ridicolo. Non sorridono, però, i protagonisti o forse sarebbe meglio chiamarle vittime. Pensate, ad esempio, ad un gruppo di mamme “colpevoli” di aver spalmato la marmellata sulle fette biscottate per aiutare il gestore di un chiosco preso d’assalto da circa 200 bimbi affamati. È successo a Lallio, in provincia di Bergamo, nel settembre 2016. Le mamme non potevano spalmare la conserva, quindi aiutare il gestore, perché si tratta di un’attività per la quale serve una segnalazione certificata di inizio attività, che costa tra l’altro 150 euro. Dopo la segnalazione di un consigliere comunale e le conseguenti indagini si è arrivati alla multa di 1.032 euro. Gli incroci tra leggi e quotidianità, però, sono in grado di regalare molti esiti bizzarri. Lo sa bene una maestra di Bologna che ha ricevuto una multa da 65 euro perché, a detta del controllore, aveva impiegato troppo tempo tra la salita sul bus e la timbratura del biglietto. Che avrà mai avuto da fare la maestra sul bus? Far sedere “solo” 20 alunni…

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