SAN ROBERTO/ Santo del giorno, il 17 aprile si celebra il santo nato in una foresta

- Alessandra Pavone

San Roberto, nacque ad Aurillac, paesino della regione francese dell’Alvernia, all’inizio dell’XI secolo dalla ricca famiglia dei Turlande, la sua storia

croce_pixabay_2017
Pixabay

San Roberto nacque ad Aurillac, paesino della regione francese dell’Alvernia, all’inizio dell’XI secolo dalla ricca famiglia dei Turlande. La madre, in preda alle doglie, non riuscì a raggiungere un vicino castello e partorì in una foresta, tanto che molti profetizzarono per il piccolo un futuro da eremita. Si racconta che san Roberto fu affidato a due balie per essere allattato, in quanto sua madre era rimasta senza latte, ma il piccolo rifiutò quelle donne poco dedite ad una vita da cristiane. Il piccolo crebbe istruito dagli ecclesiastici di Saint Julien de Brioude, e tali furono le virtù religiose da san Roberto dimostrate che divenne canonico e poi sacerdote di San Giuliano a Brioude. Dedicò tutto se stesso alla preghiera, ai poveri e agli ammalati che pare guarirono miracolosamente: fu proprio per gli infermi che fu costruito a Brioude un ospedale. Ma come molti avevano profetizzato, san Roberto si sentiva spinto verso una vita da eremita dedicata al Signore in totale solitudine. San Roberto tentò dunque di abbracciare la primordiale regola benedettina avviandosi al convento di Cluny, ma la popolazione di Brioude, saputolo, convinsero Roberto a non abbandonarli. Turbato da questa “ribellione” san Roberto partì per Roma per pregare sulla tomba degli Apostoli affinché gli indicassero la strada: se eremita o prete tra la gente. Di ritorno da Roma, san Roberto incontrò sulla strada il soldato Stefano che gli chiese come rimettere i propri debiti; san Roberto lo invitò ad abbandonarsi al Signore e lo aiutò a far questo, su invito dello stesso soldato, stabilendosi in un rudere, e costruendovi delle stanzette usando delle frasche con l’aiuto di un altro soldato che si chiamava Dalmazio. Qui san Roberto passò il tempo ad istruire il soldato ad una vita da cristiano, dedita alla preghiera e all’amore per il Signore. Da questo riparo di fortuna nacque l’Abbazia di Chaise Dieu: la notizia dei prodigi di san Roberto si diffuse e molti furono i monaci eremiti che accorsero sul posto tanto da rendersi necessaria la costruzione di un’abbazia. E questo fu da esempio per recuperare e restaurare le molte chiese distrutte dalla guerra. San Roberto spirò il 17 aprile del 1067: si racconta che un monaco vide l’anima del monaco eremita raggiungere i cieli come una palla di fuoco. San Roberto divenne santo nel 1351 e viene rappresentato comunemente con una miniatura dell’abbazia da lui fondata e con un bastone pastorale.

Le reliquie del santo sono conservate nella stessa Abbazia di Chaise Dieu che domina l’intero paese dell’Alta Loira. L’abbazia fu quasi completamente distrutta durante le guerre di religione e la versione attuale della facciata, delle torri e della “Torre Clementina” risale al periodo tra il 1344 ed il 1376, grazie ai pontefici Clemente VI e Gregorio XI. E’ ricchissima di opere di grande valore, come un affresco del XV secolo chiamato “Danza Macabra” fino ad arrivare alla tomba di Clemente VI situata nel coro della chiesa. La chiesa ospita anche un importante “Festival della Musica di Chaise Dieu” per via della perfetta acustica dell’edificio. Il complesso monastico si affaccia sulla piazzetta circondata da palazzi medioevali e con una fontana al centro. L’altra piazza del paese è “Cour Lafayette” dove si trova un’alta torre di forma quadrata. 

Il 17 aprile sono festeggiati anche i santi Donnano e compagni, santo Acacio di Militene, i santi Paolo ed Elia e Isidoro, santa Caterina Tekakwitha, santo Landerico, i santi Simeone Bar Sabba’e, Usthazade e compagni, santo Innocenzo di Tortona, i santi Pietro ed Ermogene, san Wando, san Roberto di Molesme, santo Pantagato di Vienne, e il beato Rodolfo di Berna, beato Giacomo da Cerqueto, la beata Maria Anna di Gesù, il beato Enrico Heath, il beato Giacomo Won-Si-Bo, la beata Chiara Gambacorti e la Madonna dell’Arco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori