GIOVANI OGGI/ Ai turchi interessa solo l’Islam, gli italiani non credono più in Europa e scuola

- Silvana Palazzo

Gli interessi dei giovani, generazioni a confronto: Islam al top per i turchi, i ragazzi italiani puntano sulla buona politica. La condizione giovanile in Turchia e in Italia: ultime notizie

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LaPresse

La società sta cambiando e gli interessi dei giovani ne sono una dimostrazione. La costruzione della loro identità è specchio e al tempo stesso riflesso dell’ambiente in cui vivono. Si tratta di una premessa doverosa per tracciare le differenze tra i giovani italiani e quelli del resto d’Europa. Prendiamo, ad esempio, il caso dei ragazzi turchi, che sono disinteressati a costruire legami con sindacati e associazioni, avendone uno molto forte con la religione prevalente, l’Islam.

Secondo un’indagine del Turkish Statistical Institute, i cui dati si riferiscono al 2014, i giovani turchi tra i 18 e i 24 anni si tengono a distanza dal mondo dell’associazionismo: l’ufficio statistico nazionale parla di una fetta molto grande, cioè l’80%. E questo è un tema che tra l’altro raccoglie il maggior numero di persone che non si è fatta un’idea a proposito e non è neppure interessata a farsene una. I ragazzi turchi, a differenza di quelli italiani, sono più insensibili alle questioni politiche ed economiche. E questo è un dato che potrebbe sorprendere, visto che siamo abituati a pensare ai giovani italiani come soggetti in cui dominano sentimenti di antipolitica.

Mentre per i turchi l’Islam è meglio della politica, in Italia cresce la fiducia dei giovani nei partiti e nel Parlamento. Il 69% dei ragazzi turchi è interessato all’Islam, gli altri argomenti di grande interesse sono poi la salute alla musica, davanti a scienza e tecnologia. I ragazzi italiani, secondo la fotografia scattata dall’Istituto Giuseppe Toniolo con il “Rapporto 2016 sulla condizione giovanile in Italia“, vogliono una buona politica, ma credono meno nell’Unione Europea e nella scuola. Hanno più fiducia nelle istituzioni, ma anche più ostilità nei confronti degli immigrati. Si tratta di una generazione più mobile a livello internazionale, e quindi più aperta al confronto con culture diverse, ma al tempo stesso radicalizzata nella famiglia.

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